Bungalow sul mare? No degli albergatori

Schirato (Federalberghi) contesta l’adozione del nuovo piano demaniale: quest’amministrazione ci vuole vedere morti
PESCARA. «Io la chiamo concorrenza sleale, perché dopo gli oltre cento bed and breakfast spuntati come funghi senza un'adeguata regolamentazione, adesso si vuole consentire ai balneatori di realizzare i bungalow sulla spiaggia e dare in affitto le camere. Allora davvero questa amministrazione vuole farci morire». È un attacco duro contro il piano demaniale marittimo quello che rimbomba nelle parole di Emilio Schirato, presidente di Federalberghi Pescara, proprietario degli hotel Plaza e Duca D'Aosta.
Dopo il no degli ambientalisti, una nuova bocciatura alle norme regionali, recepite dalla giunta comunale e presto all'esame dell’assemblea civica, è stata espressa ieri pomeriggio nel corso di un'assemblea cui hanno partecipato i titolari degli hotel. Una critica ribadita anche nell'audizione di Schirato in commissione comunale, Grandi infrastrutture, presieduta da Francesco Pagnanelli. La contestazione è legata a quella parte del piano spiaggia che prevede la possibilità, offerta ai titolari delle concessioni balneari, di costruire casette con posti letto sulla sabbia al posto delle cabine.
Eventualità che, nelle intenzioni di chi ha stilato il piano, consentirebbe di recuperare la tanto agognata “vista mare”. Qualcuno, come il Lido Beach, stabilimento balneare in pieno centro, vicino alla Nave di Cascella, ha anticipato i tempi e costruito le vip room, ossia tre bungalow con le pareti dipinte di bianco e dotate di aria condizionata. «Concretizzando un’idea innovativa», si legge sul sito internet della struttura, «il Lido Beach ha tre bungalow che presentano al loro interno una serie di servizi di altissimo pregio per il relax post-spiaggia. La possibilità di pernotto», si chiarisce più avanti, «è vincolata al piano spiaggia regionale in corso di approvazione».
«Viviamo un periodo di crisi nera per il turismo», rimarca Schirato, «trovo veramente assurdo e fuori luogo questa idea di allargare la ricettività senza trovare il modo di incrementare il mercato. Ho chiesto alla maggioranza di stralciare questa parte del provvedimento, pena la chiusura di gran parte delle nostre aziende. Già i circa cento B&b ci fanno concorrenza sleale perché, a differenza dei nostri hotel, non seguono le regole competitive: possono evitare la ricevuta fiscale, non hanno obbligo di certificare la prevenzione incendi, il protocollo per l'analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo o il documento di valutazione rischi. Inoltre, possono aprire strutture senza avere la residenza in città, norma che invece in altre regioni, come la Toscana, non è contemplata».
Il prossimo passaggio dei titolari degli hotel sarà far sentire il proprio malcontento alla giunta tramite la stesura di un documento unitario. Intanto, oggi il Pd si riunirà per valutare la possibilità di emendare il piano con provvedimenti condivisi: una linea che sarà portata anche alla direzione del partito.
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