«Bussi, c’era un patto per pilotare gli appalti»

31 Maggio 2019

Lavori post sisma, il processo entra nel vivo con la testimonianza dell’investigatore che seguì l’indagine

BUSSI. Entra nel vivo il processo per i presunti appalti pilotati nella ricostruzione post terremoto del 6 aprile 2009 a Bussi, con la deposizione di Michele Brunozzi, investigatore dei carabinieri forestali, quello che maggiormente ha seguito sin dall'inizio tutta l'indagine condotta dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini. Ed è stato lui a ricostruire le fasi salienti dell'indagine partendo proprio da quell'esposto anonimo arrivato ai carabinieri di Tocco da Casauria che diede il via all'inchiesta che avrebbe portato ad alzare il velo su un sistema corruttivo che secondo l'accusa sarebbe stato organizzato da tre imputati in particolare: l'ex colonnello dell'esercito Giampiero Piccotti (stralciato per motivi di salute dal processo madre), l'imprenditore Stefano Roscini e il geometra Angelo Riccardini. Tre soggetti che, secondo il teste d'accusa, avevano stretto un patto con il dirigente dell'ufficio tecnico di Bussi, Angelo Melchiorre.
«L'idea di questo Consorzio», spiega Brunozzi, «nasce da Piccotti e noi ne troviamo riscontro dopo una perquisizione fatta al colonnello: l'idea era quella di unire sotto un Consorzio, progettisti e imprese impegnate nei lavori. Trovammo un file, “nuovi accordi, soggetti e imprese", che era stato predisposto per essere spedito a Roscini», a ottobre 2010. Nasce dunque da lì questo accordo-patto che doveva servire per dividersi gli appalti del post terremoto a Bussi e Bugnara. «I primi contatti tra Roscini e Melchiorre», racconta l'investigatore, «risalgono a marzo del 2010. Noi sequestriamo a Roscini un'agenda con scritto: "Melchiorre - contratti vari paesi- patto di non concorrenza”. Una settimana dopo sequestriamo a Melchiorre il computer dove c'è un file "Repubblica Italiana finale", dove c'era una convenzione tra la Gescom di Roscini e i progettisti: stessa convenzione che trovammo da Roscini. Una convenzione firmata da due tecnici con la Gescom».
E sempre i carabinieri forestali sequestrano al geometra Riccardini un appunto ritenuto di estrema importanza «che rappresentava la mappa progettuale di come doveva avvenire la spartizione dei lavori edilizi: si partiva da Gescom e poi si divideva tra imprese e progettisti e giù allargandosi ad altre voci». Era in sostanza il progetto ideato da Piccotti. Quei tecnici erano però quelli contrattualizzati dal geometra Riccardini che peraltro, «senza essere mai stato formalmente incaricato da nessuno», riferisce il teste, «aveva fatto tutti i rilievi degli aggregati vari di Bussi». E quei numeri venivano forniti ai progettisti incaricati: insomma un lavoro predisposto a monte, pronto per essere consegnato a chi aderiva al Consorzio Ges.com, quello ideato da Piccotti. «Il 26 novembre 2011», aggiunge il teste, «Piccotti, Melchiorre e Riccardini si incontrano a Perugia e nel corso di quella riunione si stabilisce cosa dovevano fare i tecnici di Bussi. Da Riccardini trovammo anche dei pre-contratti firmati da progettisti e le ditte elencate in un altro appunto trovato sempre da Riccardini».
E come si legge nell'accusa di associazione per delinquere - chi aderiva al Consorzio Ges.com, al momento dell'iscrizione doveva versare il 2 per cento dell'importo dei lavori e poi il 20 per cento del valore delle commesse. Parte di quei soldi, il 5 per cento, sarebbe finito nelle tasche di Melchiorre. La deposizione del teste continuerà la prossima udienza con il controesame delle difese. (m.cir.)
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