Bussi dice sì agli investitori, ma è caos

19 Luglio 2015

Alta tensione in aula, con il solo voto della maggioranza passa l’affidamento del polo chimico alla Filippi. Critici Sel e Pd

BUSSI SUL TIRINO. Il consiglio comunale di venerdì, in un clima di alta tensione fra consiglieri di maggioranza e opposizione, pur tra le divisioni ha costituito l’epilogo di un lungo percorso di trattative aperte dall’amministrazione di Salvatore Lagatta, alla ricerca di un investitore, il più probabile rispetto alle condizioni poste sullo stato del sito, alle capacità produttive, agli investimenti e alla promessa di occupazione, che incontrasse nel contempo il gradimento delle parti sociali.

E se sulla piazza ultimamente c’erano la Filippi Farmaceutica e la Caffaro Group, entrambi satelliti del pianeta Chimica, che avrebbero potuto essere joint venture per assicurare un efficace piano industriale, alla negata disponibilità della Caffaro a proseguire nell’investimento, era rimasta solo la Filippi. Filippi che dunque venerdì è stata accettata, con il solo voto favorevole della maggioranza, quale nuova azienda che dovrà proseguire la storia della chimica industriale nelle officine di Bussi, alle condizioni specificate nell’offerta che prevedono sul piano dell’occupazione il rilievo delle 70 maestranze ora in forza a Solvay, altre 30 indirette, e le successive espansioni aziendali con una proiezione di impiego fino a 200/300 unità.

L’esecutività della delibera apre le procedure ad alcuni passaggi obbligati come il subentro di Filippi a Solvay con la continuazione della produzione dei cloro soda, la verifica della certificazione di sito bonificato fra struttura commissariale e Comune, la presentazione di un progetto definitivo al Comune da parte di Filippi, confronto fra Comune e sindacati per le garanzie sociali, cessione della proprietà delle aree fra Solvay e Comune. Incombenze che, secondo Lagatta devono essere risolte nel giro di qualche decina di giorni.

Critici i due gruppi di opposizione. Insieme a Sinistra (Sel e PdCi) di Sonia Del Rossi ha espresso voto contrario, mentre il Pd con Luca Navarra e Cinzia Trabucco, si è astenuto. Diverse le motivazioni.

«Lagatta», sostengono Del Rossi, Daniele Licheri e Pierpaolo Di Brigida, «ha commesso un grave errore. Non siamo contrari alla reindustrializzazione, ma all’acquisizione delle aree inquinate, che esporrebbe a gravi rischi: infatti su oltre 50 siti di interesse nazionale, nessuno è stato acquisito da ente pubblico».

Il Pd, invece, mancando in allegato «un piano industriale e le documentazioni di istruttoria che hanno portato a scegliere la Filippi fra 20 aziende, ha evitato il no, scegliendo di astenersi per senso di responsabilità e rispetto verso la comunità bussese».

Il Pd ha presentato proposte alternative sui modi e tempi di bonifica ed acquisizione del sito da parte del comune: sono atti dai quali si può attingere.

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