Bussi e la bonifica mai iniziata Sei indagati per inquinamento

La Procura scende in campo con tre magistrati per individuare i responsabili del grave ritardo I carabinieri forestali nelle sedi di Comune, Arta, Regione e Ministero per acquisire documenti
PESCARA. La procura di Pescara scende in campo con tre magistrati di peso per fare chiarezza su una delle vicende più delicate e di fondamentale importanza soprattutto per la salute dei cittadini: la tormentata storia, mai conclusa e ancora lontana dalla soluzione, del risanamento della mega discarica di rifiuti tossici e nocivi di Bussi e non solo. Il procuratore Anna Rita Mantini (che da tempo coordina il gruppo ambientale) e i sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, stanno dando una accelerazione all’inchiesta aperta nel gennaio scorso, finalizzata ad accertare cosa è stato realmente fatto, ma soprattutto cosa non è stato fatto, per la bonifica del sito che ha un’ampiezza di oltre 200 ettari di terreno a forte rischio inquinamento.
SEI INDAGATI Riparte con vigore l’azione dei magistrati che, dopo aver iscritto nel registro degli indagati sei soggetti, con l’ipotesi di reato di inquinamento, nomina due super esperti e spedisce gli uomini dei carabinieri forestali ad acquisire una serie di importanti documenti nelle sedi dell’Arta, del Comune di Bussi, della Regione Abruzzo e del ministero dell'Ambiente, a Roma. Lo fa in concomitanza con il deposito da parte della Commissione d'inchiesta regionale, presieduta da Antonio Blasioli (Pd), della relazione di 146 pagine sul “Sito di interessa nazionale di Bussi sul Tirino - tutela della salute dei cittadini, bonifica e reindustrializzazione”. Un vero atto d'accusa nei confronti di chi in tutti questi anni, dalla scoperta della mega discarica di rifiuti tossici e nocivi di Bussi che risale al 2007 e fatta dall’allora comandante dei forestali, Guido Conti, ha fatto poco o nulla, nonostante la giustizia abbia individuato quale soggetto inquinatore deputato a pagare i danni di questo disastro ambientale, la società Edison.
LE ACCUSE Fra i sei indagati individuati dalla procura, figura il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, quale proprietario del sito acquistato dalla Solvey, indagato per inquinamento insieme ai vertici di Solvay (due rappresentanti) e quelli di Edison (tre rappresentanti).
L’ordine di esibizione degli atti firmato dai magistrati, e indirizzato agli enti interessati citati, riguarda il progetto esecutivo denominato “Aree a monte del sito industriale - misure di prevenzione in corrispondenza delle aree interessate da rifiuti”, nonché il progetto esecutivo denominato “Mipre Aree esterne a monte dello stabilimento Solvay di Bussi - sistema di pumptreat delle acque di falda”. E poi ancora tutti i dati disponibili di monitoraggio idrogeologico, idrochimico e biologico al Sin di Bussi (discariche nord, mega-discarica e zone di insistenza dello stabilimento ex Montedison) inclusi i dati relativi al phytoscreenig, soilgas e relazioni sui monitoraggi effettuati nel Sin, depositati presso Arta Abruzzo. Insomma, si comprende la portata delle questioni in campo e la volontà della procura di andare fino in fondo a questa complessa vicenda, dove gravitano enormi questioni economiche.
BONIFICA E RITARDI L’obiettivo della magistratura pescarese è dunque quello di ricostruire un po’ tutta la vicenda Bussi, con i ritardi della bonifica dello stabilimento, delle discariche 2A e 2B e Tre Monti. Ma soprattutto accertare se questi ritardi abbiano, ed eventualmente quanto, alterato la situazione ambientale e danneggiato la biodiversità.
DUE ESPERTI E per fare tutto questo, la procura ha nominato due esperti che dovranno esaminare questa mole di documenti: si tratta di un biologo pescarese, che si occuperà dei danni sulla biodiversità, e di un ingegnere ambientale pugliese. Una indagine molto accurata e complessa che potrebbe partire proprio dall’acquisto dei terreni dove incidono le discariche 2A e 2B che il Comune di Bussi incamerò al prezzo simbolico di 1 euro dalla Solvay nel 2017. Bisognerà innanzitutto accertare da quando il percolato si infiltra nel terreno e lo inquina (come ha evidenziato l'Arta): se questo inquinamento ebbe inizio dopo l’acquisto del terreno da parte del Comune, quando cioè la Solvay portò via tutte le attrezzature (pompe comprese) che avrebbero impedito la fuoriuscita del percolato, o sia intervenuto in tempi successivi. Ma questo è uno degli aspetti di questa complessa vicenda tornata nelle mani della procura pescarese, intenzionata ad accertare eventuali responsabilità per l’inquinamento infinito di quella zona del Pescarese.

