«Bussi, mai vista tanta contaminazione»

Il processo bis sull’acqua avvelenata, la rivelazione di un esperto dell’Istituto superiore di Sanità: servivano più controlli
BUSSI SUL TIRINO. «La contaminazione in prossimità della falda era tale da evidenziare una compromissione che non avevo mai riscontrato prima, in altri siti, nel corso della mia esperienza». Ieri, durante l’udienza del processo Bussi Bis, la parola è passata agli esperti dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), a cominciare da Luca Lucentini. Si tratta di uno stralcio del filone processuale principale legato alla scoperta della discarica Tremonti risalente al 2007, che vede sotto accusa gli ex presidenti dell’Ato e dell’Aca Giorgio D’Ambrosio e Bruno Catena, con i direttori generale e tecnico dell’Aca, Bartolomeo Di Giovanni e Lorenzo Livello, oltre all’ex responsabile del servizio Sian della Asl di Pescara, Roberto Rongione, tutti chiamati a rispondere del reato di distribuzione di acqua avvelenata.
Davanti al gup del tribunale di Pescara Maria Carla Sacco, Lucentini e Massimo Ottaviani dell’Iss hanno sostenuto che «il controllo sulla qualità dell’acqua andava effettuato lungo l’intera filiera e non soltanto al rubinetto». Tesi opposta a quella del perito di parte Lino Prezioso che, nell’ultima audizione di settembre, aveva sostenuto che l’acqua distribuita non aveva superato i limiti di contaminazione alla distribuzione, come dire che non avrebbe avuto peso sul processo qualora i limiti fossero stati superati a monte lungo la linea che parte dal serbatoio. Per la difesa, «sono stati riscontrati solo 4 superamenti per sostanze inquinanti, da considerarsi leciti, in quanto non avvenuti alla distribuzione, ma prima del collettore». I due esperti dell’Iss, interpellati dalla pm Anna Rita Mantini, hanno invece ricostruito l’intero iter legislativo spiegando che i controlli sarebbero dovuti avvenire lungo tutto il percorso della linea di adduzione e non soltanto al punto di erogazione cioè al rubinetto e sottolineando anche che «i controlli effettuati a campione non risultano significativi rispetto alla quantità di acqua erogata». Il processo si gioca su questo diktat e sull’assunto che è reato somministrare acqua avvelenata. In questo caso, l’acqua distribuita era stata confezionata con una aggiunta di acqua non contaminata a quella contaminata proveniente dall’acquedotto Giardino attinta dalla falde di Tremonti per abbattere i livelli di contaminazione sotto i limiti consentiti. Il tenore dei pareri espressi ha indotto uno degli avvocati di parte civile, Giulio Di Berardino, a esprimere il suo parere circa la volontà del Comune di Bussi di acquisire le aree inquinate del sito Solvay destinate alla reindustrailizzazione: «I rischi relativi alla messa in sicurezza dell’area sono molto elevati e i costi insostenibili per il Comune», ha detto il legale, «qualora in futuro dovessero emergere ancora problemi legati all’inquinamento».
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