Bussi ricorda Lola «Morì per salvare la vita di noi alunni»

10 Febbraio 2018

Negrini aveva 9 anni quando ci fu la fuga di cloro alla Montecatini: «Non si respirava, fece la spola per portarci fuori». Oggi la cerimonia  

BUSSI SUL TIRINO. Non potranno partecipare alla cerimonia di oggi con la quale si intitolerà un monumento alla memoria dell’insegnante elementare Lola Di Stefano, ma il ricordo di quel giorno, il 29 gennaio 1954, quando una fuga di cloro dalla Montecatini fu la causa della morte dell’insegnante, ce l'hanno ancora vivo, un segno inciso nelle loro menti che provoca ancora tante emozioni.
Riccardo Negrini, all'epoca 9 anni, era uno scolaro della Di Stefano nella scuola alloggiata in un edificio situato negli spazi della fabbrica chimica. «Quel giorno» racconta «improvvisamente sentimmo suonare la sirena ed arrivarono alcuni operai chiedendoci di uscire dall'edificio immediatamente e di andare a quote più alte. Ci dirigemmo su una collinetta di fronte alla scuola da dove poi fummo caricati da un pulmino della fabbrica e da un altro della ditta locale di autolinee Giallonardo. Ci portarono a Capestrano, dove ci fecero bere il latte e dove rimanemmo tutta la mattinata e parte del pomeriggio di una giornata freddissima. Mi venne poi a riprendere mio padre insieme con mia sorella Ennia, più grande di me. Proprio qui notammo che la nostra maestra si era messa un po' in disparte, sembrava abbattuta e si notava che stava male. Aveva fatto la spola per mettere al sicuro i bambini per portarli fuori dall'edificio che pian piano veniva avvolto dalla nube tossica di cloro, sostanza più pesante dell'aria che si espande verso il basso. Sapemmo dopo» continua Negrini emozionato «che la nostra insegnante era stata ricoverata all'ospedale di Popoli e dopo poco morì. Anche se eravamo piccoli, quell'evento ci sconvolse e ci segnò profondamente». Negrini fece gli studi di chimica a Popoli ed emigrò a Milano con la moglie Concetta Bucci, dove ha lavorato alla Motta. Torna a Bussi ogni estate. Per oggi ha inviato un messaggio di compiacimento per quanto l'amministrazione ha fatto. Quel giorno a scuola una collega della Di Stefano, Assunta Di Carlo, aveva portato con sè il figlio di 5 anni, Nando Di Ienno, che poi con la famiglia si trasferì a Tocco da Casauria e successivamente a Pescara.
Lui, non ancora in età scolare, doveva passare la mattinata in attesa che terminassero le lezioni, scarabbocchiando quaderni. «Al lancio dell'allarme» racconta «si diffuse subito paura ed apprensione tra le maestre, tra le quali Lola Di Stefano, carissima amica di mamma, le quali fecero immediatamente uscire i bambini cercando di non spaventarli troppo. Saliti sul pulmino arrivammo a qualche centinaio di metri dall'abitato di Capestrano, dove ci fecero bere del latte, perché ci dicevano, avrebbe attenuato la possibilità di intossicazione da cloro. In quei momenti drammatici subito si diffuse la voce che la maestra Di Stefano era stata portata all'ospedale di Popoli. Ero piccolo» va avanti Di Ienno «ma la drammaticità di quella giornata e di quelle che seguirono alla morte dell'insegnante mi sono rimaste impresse nella mente». Oggi alla cerimonia a Bussi sarà presente un altro alunno della scuola che visse la tragedia, Giorgio Amatucci, residente a Pescara, che ricorda con chiarezza quella drammatica giornata.
Walter Teti
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