Bussi, torna l’incubo inquinamento: sigilli all’impianto chimico

Due dirigenti della Isagro indagati per compromissione e deterioramento delle acque interne e di falda e del terreno
BUSSI SUL TIRINO. Scattano i sigilli, richiesti dalla procura della Repubblica di Pescara, per uno stabilimento che opera all’interno del polo chimico di Bussi sul Tirino: polo che tanti danni ha creato nel territorio nei decenni precedenti. E purtroppo sembra che questo inquinamento di falde e terreni vada ancora avanti, ma questa volta ad opera di un’altra importante società: la Isagro, una multinazionale, da qualche anno acquisita dalla potentissima Gowan, altro colosso americano.
La Isagro, che opera a livello mondiale nel mercato di agrofarmaci e biostimolanti per l’agricoltura, con soluzioni innovative a basso impatto ambientale per la protezione e la nutrizione delle colture, è però finita nel mirino della magistratura pescarese che da sempre segue con particolare attenzione tutto quanto ruota attorno al polo chimico di Bussi, proprio per reati ambientali. La decisione di chiedere il sequestro preventivo dello stabilimento che, stando a quanto scrive in un comunicato la guardia di finanza di Pescara che ha eseguito il provvedimento, «attraverso la sua attività produttiva ha inquinato il suolo sottostante dal 2015 in poi», arriva dai magistrati pescaresi dopo attente e accurate indagini.
L’inchiesta è nelle mani del procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e del sostituto Luca Sciarretta che hanno individuato due indagati: due dirigenti della società con deleghe ambientali, ritenuti responsabili della «compromissione e del deterioramento delle acque interne e di falda, nonché del terreno circostante lo stabilimento». Ai presunti responsabili viene contestato di «non aver impedito lo sversamento di sostanze altamente inquinanti e pericolose per la salute pubblica e per gli organismi acquatici, con effetti anche permanenti». Reati dunque di natura ambientale in quanto, sempre a quanto sostiene la magistratura, questi sversamenti nel tempo avrebbero «causato una significativa alterazione all’integrità delle matrici ambientali, sebbene vi siano state molteplici sollecitazioni a intervenire pervenute dalle varie autorità di controllo preposte». Quindi, sebbene sollecitati a intervenire, i vertici della Isagro avrebbero provato a contenere questo gravissimo problema ambientale, senza però attuare nulla di concreto. Peraltro, che la responsabilità di questo inquinamento ambientale sia della società che opera a Bussi, avrebbe un riscontro tangibile: una sorta di firma, in quanto gli esami tecnici eseguiti nel terreno e nelle falde avrebbero individuato una sostanza che solo questa società produce. L’impianto di Bussi, infatti, è totalmente dedicato alla produzione del principio attivo Tetraconazol.
«Altissima l’attenzione», si legge ancora nella nota delle fiamme gialle, «della procura della Repubblica di Pescara che da anni segue puntualmente le delicate fasi di bonifica dell’intero Sito di interessa nazionale di Bussi per evitare che, a fronte delle situazioni conclamate di inquinamento su un’area di oltre 236 ettari e dove insistono molteplici realtà economiche, si possano verificare illeciti ambientali che potrebbero determinare una ulteriore complicazione alla bonifica in essere». L'area sequestrata risulta infatti già particolarmente monitorata dai diversi Enti e «nonostante vi sia stata una pronta denuncia della stessa società nel dichiarare l’inquinamento in atto, i finanzieri hanno dimostrato, attraverso ripetute azioni di campionamento ed analisi eseguite dai diversi organi di controllo e da consulenti ambientali incaricati, la prolungata inadempienza rispetto all'adozione di misure specifiche finalizzate al contenimento del fenomeno». Da qui la decisione dei sigilli allo stabilimento.

