C’è l’ok dei ministeri per la Zes in Abruzzo Febbo: ora il decreto

7 Giugno 2020

L’istituzione della Zona economica speciale regionale  è al vaglio del Dipartimento della Coesione Territoriale 

PESCARA. Siamo all’ultimo miglio, ma la partita è ormai chiusa. Ad assicurarlo è l’assessore regionale alle Attività produttive Mauro Febbo: «Il Dipartimento della Coesione Territoriale del ministero del Sud è al lavoro per la stesura definitiva della Zona Economica Speciale della nostra regione, che sarà inserita in un apposito decreto del governo di imminente emanazione». La svolta per la Zes Abruzzo è arrivata dopo le verifiche «con esito positivo», dice l’assessore, fatte sia dal ministero dei Trasporti che dal ministero delle Finanze. «Attendiamo a giorni la pubblicazione del Dpcm».
Un via libera atteso da almeno due anni, da quando cioè è stato adottato il regolamento sull’istituzione delle Zone Economiche Speciali. Uno stallo «incomprensibilmente lungo», per l’assessore, «sbloccato solo dopo le ripetute sollecitazione scritte da parte del sottoscritto e dello stesso presidente Marco Marsilio indirizzate direttamente al ministro del Sud Giuseppe Provenzano, e dopo il successivo intervento delle 16 sigle delle organizzazioni datoriali e sindacali, che ringrazio anche a nome del presidente Marsilio».
In realtà i problemi per la Zes erano iniziati subito, da quando nel 2018 l’Abruzzo perse l’alleato scelto per la costituzione della Zona speciale: la Regione Molise, che, con una delibera di giunta a firma del governatore Donato Toma, chiese (e successivamente ottenne) l’adesione alla Zes Adriatica, una delle due della Regione Puglia, legata ai porti di Manfredonia, Bari, Brindisi.
Uscito di scena il Molise, l’Abruzzo si è ritrovato senza i numeri necessari a varare la sua area e ha dovuto convergere su Ancona come porto hub. Il regolamento permette l’istituzione di una Zes tra più regioni, “purché presentino un nesso economico funzionale e che comprendano almeno un’area portuale”. Per la Regione Ancona era una scelta naturale, vista l’appartenenza comune all’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico centrale. Il ministero ha chiesto però che la Regione spiegasse meglio il ruolo di Ancona (tra le contestazioni avanzate il fatto che Ancona non appartiene alle aree che rientrano nel decreto istitutivo delle Zes). A chiarimento avvenuto e depositato dalla Regione, nulla però si era più mosso, fino alle notizie di queste ore.
«Infatti si potevano risparmiare svariati mesi», spiega l’assessore Febbo, «se il ministro per il Sud avesse per tempo preso in considerazione le osservazioni del responsabile del Dipartimento per le politiche di coesione, Ferdinando Ferrara e se, successivamente, sempre il ministero del Sud non avesse dimenticato in un cassetto la lettera del Mef, riemersa solo dopo un sollecito del presidente Marsilio nel confronti del viceministro Antonio Misiani. Ricordo», aggiunge Febbo, «come questo governo regionale, sin dal suo insediamento, ha svolto fino in fondo il suo compito portando avanti e correggendo una proposta della precedente amministrazione non condivisa dai sindaci, anche quelli della stessa parte politica, dalle aziende e dalle sigle sindacali e rispondendo prontamente ed accogliendo le osservazione sollevate dal Mef già dal mese di luglio 2019. Ad ogni buon conto oggi c’è un traguardo fondamentale poiché la Zes, attraverso il suo Piano strategico, deve diventare per l'Abruzzo uno strumento fondamentale di rilancio dell’economia ed in particolare del settore produttivo soprattutto in questo momento di gravissima difficoltà economica dove la domanda è in fortissima stagnazione». La Zes introduce semplificazioni burocratiche e vantaggi fiscali con l’obiettivo di attrarre imprese e nuovi investimenti. La durata della Zes è di almeno sette anni, ma non superiore a quattordici, “prorogabile fino a un massimo di ulteriori sette anni, su richiesta delle regioni interessate”.
«Con le opportunità offerte dalla Zona economica speciale», spiega ancora Febbo, «potremmo lavorare ed offrire alle imprese strategie logistiche e di infrastrutture utili a conservare, ma anche attrarre, un comparto fondamentale per la nostra economia in termini di Pil e occupati. Da subito ci metteremo al lavoro per correggere la perimetrazione presentata e con l'aiuto di tutti i stakeholders ci confronteremo per definire e puntualizzare scelte e obiettivi fondamentali per l'economia dell'Abruzzo». Fondamentale sarà però infrastrutturare i porti abruzzesi e in particolare il porto di Ortona, che è la vera potenziale piattaforma logistica di tutta l’area. Serve un porto con fondali giusti e ben collegato. Anche per dare un futuro al progetto strategico di corridoio trasversale ovest-est (Barcellona-Ploce), molto atteso dalle imprese abruzzesi.
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