C’è grande richiesta di lavoro digitale ma mancano i profili professionali

L'AQUILA. Nell'era del post-Covid, la vera sfida delle imprese si giocherà sulle competenze digitali, più che sugli investimenti. Nei processi di assunzione, la capacità di lavorare in digitale farà...
L'AQUILA. Nell'era del post-Covid, la vera sfida delle imprese si giocherà sulle competenze digitali, più che sugli investimenti. Nei processi di assunzione, la capacità di lavorare in digitale farà la differenza. Ma l'Abruzzo ha una media del 40% – superiore a quella nazionale – di difficoltà a reperire figure professionali in grado di operare applicando i sistemi digitali. E questo può costituire un freno allo sviluppo e alla ripresa del sistema economico locale. Nel trimestre marzo-maggio 2020, ad esempio, il boom delle vendite e-commerce ha testimoniato, secondo Confartigianato, come «la tecnologia possa essere il traino per uscire dalla crisi. Sono proprio gli investimenti digitali delle imprese a determinare le competenze richieste dalla domanda di lavoro, anche nelle micro e piccole imprese».
TRASFORMAZIONE DIGITALE. «Con la ripresa economica che seguirà la recessione prevista per quest’anno, saranno promossi nuovi investimenti finalizzati a sostenere la trasformazione digitale», sostiene Confartigianato, «tuttavia l’Italia dovrà fare i conti con un gap rispetto al resto dell’Europa evidenziato dai dati del Digital economy and society index (Desi) elaborato dalla Commissione Europea». Nel 2019, la forza lavoro con competenze superiori a quelle di base è risultata pari al 26,2%, notevolmente inferiore al 38,7% della media europea, con un divario sempre più marcato negli ultimi quattro anni.
PROFILI PROFESSIONALI. Secondo l’analisi delle competenze digitali nelle imprese, elaborata da Unioncamere e da Anpal sui dati del Sistema Informativo Excelsior, nell’ambito degli investimenti in tecnologie digitali, più di un' impresa italiana su due ha promosso investimenti "tech" nel quinquennio tra il 2015 e il 2019. Le più alte percentuali di difficoltà di reperimento di lavoratori in grado di utilizzare competenze digitali sono concentrate al nord-est, in particolare in Friuli Venezia Giulia (42%), Trentino Alto Adige (39,7%) e Veneto (37,5%), seguite dalla Lombardia (34,5%). L'Abruzzo è nei piani alti della classifica, con una difficoltà del 40% rispetto alla media nazionale che si attesta intorno al 34,6%. Seguono Emilia Romagna (38,1%), Marche (38%) e Umbria (38%) mentre il Lazio è al 30%. Per il sud e le isole si segnalano la Basilicata con una difficoltà rilevata dalle imprese pari al 34% e la Sardegna (33%). I dati riferiti allo scorso anno, evidenziano come le entrate di personale previste nelle micro e piccole imprese sono state caratterizzate dalla richiesta per il 58,6% di competenze digitali, come l’uso di tecnologie internet e la capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale; per il 51,2% della capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici per analisi e organizzazione di informazioni qualitative e quantitative e per il 36,0% della possibilità di gestire soluzioni innovative nell’ambito di "Impresa 4.0", applicando tecnologie robotiche, big data analytics, internet of things ai processi aziendali.
I SETTORI PIU' DIGITALI. È l’industria manifatturiera, con il 22,3%, ad investire di più nella robotica, mentre le public utilities (energia, gas, acqua e ambiente) spingono un po’ in tutti gli ambiti della trasformazione digitale. La sicurezza informatica trova applicazione in tutti i settori delle attività produttive e della ricerca. In tutti gli ambiti, sempre secondo l'analisi, «la propensione agli investimenti in trasformazione digitale risulta direttamente collegata alla dimensione aziendale. Circa il 60% delle medie e grandi imprese investe in formazione digitale per le risorse umane. Seguono le aziende tra i 50 e i 249 dipendenti, con il 55,3%, mentre solo il 46,5% delle imprese tra i 10 e 49 dipendenti punta sulla formazione digitale. Percentuale che, per le micro-imprese, scende al 33,1%. Altri dati: il 70,3% delle imprese ha investito nella trasformazione digitale e, di queste, oltre il 40% ha posto attenzione verso il "capitale umano», puntando sulla formazione digitale del personale. Il 37,8% ha dichiarato di aver investito proprio in questo settore, mentre il 2,9% ha pianificato assunzioni. Le imprese che hanno assunto, a seguito di investimenti in innovazione digitale, rientrano soprattutto nel settore dei servizi (62%).
Seguono gli altri comparti industriali e le costruzioni con il 17%, informatica e comunicazioni con l’11%, elettronica con il 2%. In crescita la domanda di figure professionali specifiche. In particolare, nel digitale, le più richieste dalle aziende sono state: application developer (9%), Ict account manager (8%), business analyst (8%), digital media specialist (4% dei casi) e l’Ict consultant (4%). (m.p.)
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