«C’è un clima di paura, ma l’etnia non c’entra»

Don Marco Pagniello si appella alla politica e al ruolo delle istituzioni: «È un problema di convivenza tra poveri, ognuno deve fare la propria parte»
PESCARA. Dice che è tutto «un problema di convivenza tra poveri» ed esclude che si tratti di gruppi etnici che si fanno la guerra tra loro. Piuttosto, don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana, fa appello alle istituzioni e invita tutti «a fare la propria parte sull’integrazione».
Don Marco, ha visto il video della rissa sui social?
«Sì, mi hanno colpito le auto che passano, fanno inversione e poi vanno via. È indice del clima di paura che si respira. Ma così rischiamo di farci male».
Che radici può avere questo brutto episodio?
«È un problema di convivenza che denunciamo da un po’. Come Caritas siamo stati a Fontanelle, Rancitelli e in tutte le zone periferiche: non è un problema di etnia ma di povertà diffusa che genera rabbia. Non bisogna dimenticare che, oltre alle situazioni pericolose, in questi quartieri convivono anche storie belle di riscatto sociale. L’integrazione va sostenuta e integrata, non possiamo lasciarla al caso per poi ridurci a parlarne solo quando ci sono fatti di cronaca, dicendoci come in teoria andrebbe fatta».
Quali errori ci sono stati?
«È facile puntare il dito adesso, ma di certo non aiuta l’assenza di regole o aggiungere situazioni difficili a un contesto già particolare. Penso ad esempio agli affitti a basso costo, in nero e senza caparra, nelle periferie, che inevitabilmente generano la concentrazione di povertà».
Come si potrebbe intervenire adesso?
«Va fatto un lavoro di “educazione civica”, come si chiamava una volta. Bisogna ripartire dalle scuole e dai ragazzi per insegnare loro il rispetto delle regole. A una regola mancata deve seguire una piccola grande pena, ad esempio. La politica dovrebbe farsi promotrice di tavoli di lavoro, ma non per risposte immediate che lasciano il tempo che trovano, ma per una seria e continua riflessione. È un lavoro che va fatto insieme, ognuno deve fare la propria parte».
Secondo lei può esserci una convivenza pacifica?
«I rom sono cittadini italiani, mentre gli immigrati che arrivano nel nostro Paese, invece, sono l’anello debole. Sono d’accordo che l’Italia da sola non può accoglierli e che questo è un problema europeo. Ma adesso ci sono sul nostro territorio e dobbiamo gestirli: o la governiamo questa cosa oppure ci sarà un altro boomerang che ci si ritorcerà contro».
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