Caccia ai veleni lungo il Saline, ora partono le analisi dell’acqua

Operazione della guardia costiera e dell’Arta per cercare scarichi abusivi e sostanze inquinanti Attesa per i risultati ma è alto il rischio di valori fuori controllo: i primi allarmi risalgono agli anni ’90
MONTESILVANO. I prelievi d’acqua nel fiume Saline, a ridosso della foce vicina ai Grandi alberghi dei turisti, sono stati già fatti: i risultati saranno pronti nei prossimi giorni e si saprà se il fiume è ancora inquinato oppure no. È partita la caccia ai veleni, un’operazione portata avanti dalla delegazione di spiaggia-guardia costiera di Montesilvano e dall’Arta. Si chiama “monitoraggio ambientale” e l’obiettivo è «individuare eventuali criticità legate alla qualità delle acque, come la presenza di inquinanti chimici, microbiologici o altri agenti potenzialmente dannosi per l’ecosistema e per la salute umana». Il rischio che l’acqua non sia pulita è alto. Tanto che la nota della guardia costiera anticipa uno scenario possibile: «I risultati definitivi saranno disponibili nei prossimi giorni e verranno successivamente sottoposti al vaglio alle autorità competenti».
Nella città che insegue il sogno della Bandiera Blu, non sarebbe una sorpresa se i campioni d’acqua restituissero un risultato negativo: l’inquinamento del Saline è una costante fin dagli anni Novanta, quando un’indagine dei carabinieri del Noe di Roma scoprì che rifiuti altamente pericolosi erano smaltiti nel depuratore di Montesilvano e quindi i veleni finivano nel Saline. Il caso arrivò anche in commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti: il verbale dell’audizione dell’allora sostituto procuratore Pasquale Fimiani nel 1997 parla di «un’organizzazione operante su tutto il territorio nazionale che aveva individuato nel depuratore di Montesilvano il luogo in cui effettuare in modo abbastanza tranquillo scarichi abusivi, sia in modo illecito nel depuratore (ovviamente – o, almeno, si presume – con il consenso del gestore del depuratore), sia – ed è questo l’aspetto più grave – illecitamente ed abusivamente nella pubblica fognatura». Benzene, arsenico e toluene: tutto nelle fogne e, quindi, nel fiume e nel mare.
Negli anni Novanta, nel fiume Saline c’erano ancora i gamberi. Poi, gli scarichi abusivi furono talmente micidiali da non lasciare scampo. Ma lungo il Saline non c’erano soltanto gli sversamenti incontrollati: secondo gli atti del ministero dell’Ambiente, il fiume Saline è la «discarica lineare più lunga d’Italia» con 40 chilometri di rifiuti interrati e, nel 2008, su 72 campionamenti eseguiti sulle sponde l’Arta trovò per ben 40 volte rifiuti sepolti fino a 5 metri di profondità.
A picco sul fiume, poi, c’è sempre la bomba ecologica di Montesilvano che attende una bonifica milionaria, promessa e non ancora attuata: è l’ex discarica di Villa Carmine, 300mila metri cubi di rifiuti abbancati sulla nuda terra senza alcuna impermeabilizzazione. Una discarica nata senza autorizzazioni negli anni Settanta e dismessa a fine anni Novanta: un palazzo di oltre 27 metri di altezza con una base grande quanto un campo di calcio, che adesso sovrasta l’autostrada A14. E almeno dal 2005 i dati sono allarmanti con il percolato che può finire ancora nel fiume: 19 anni fa, a valle della discarica, l’Arta scoprì anche «aumento di solfati, notevole aumento di cromo, nichel e sostanze organiche».
E adesso? L’operazione della guardia costiera e dell’Arta vuole rispondere proprio a questa domanda: «L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di tutela dell’ambiente marino e fluviale, volto a monitorare e preservare la qualità delle acque del fiume Saline, un ecosistema di grande rilevanza sia per la biodiversità locale che per l’equilibrio ambientale della costa adriatica». La nota prosegue: «L’attività di monitoraggio è stata pianificata e condotta con la massima attenzione, grazie alla sinergia tra la delegazione di spiaggia di Montesilvano e l’Arta, confermando l’impegno congiunto delle istituzioni locali e regionali nella salvaguardia dell’ambiente con lo scopo di assicurare una balneazione più sicura ed individuare i responsabili per condotte illecite».

