Caccia al basista locale, il sindaco: «Nessun sospetto, non ho nemici»

14 Ottobre 2016

Civitaquana. Dopo la rapina e il furto a casa del primo cittadino e del maresciallo del paese i carabinieri non escludono che si tratti solo di una coincidenza. Decisive telecamere e impronte

CIVITAQUANA. C’è una coincidenza che tanto coincidenza non sembra ai carabinieri che indagano sulla notte di furti tra Civitaquana e Civitella Casanova: quella che ha visto il sindaco e il maresciallo di Civitaquana derubati nelle rispettive abitazione nella stessa notte, a un paio d’ore e a dici chilometri l’uno dall’altro, visto che il sindaco Ciarfella abita a Civitaquana ma il maresciallo del paese, Nicola D’Angelo, a Civitella Casanova. Il primo, rapinato e malmenato alle 4 del mattino dentro casa da tre banditi fuggiti poi con un bottino di circa centomila euro tra ori, orologi e contanti; il secondo derubato di oro, play station e bottiglie di vino mentre in casa dormivano la moglie e i bambini e lui era stato chiamato a Villa Celiera per un furto fallito al ristorante il Fungarolo, intorno alle due. Oltre a casa del maresciallo i ladri sono andati anche a casa dei suoi anziani genitori. Il tempo di arraffare anche là una collana d’oro della madre e poi via, destinazione Civitaquana, a casa del sindaco. Movimenti evidentemente indirizzati da qualcuno che conosce bene la zona al punto da indicare dov’è la casa del sindaco e dove, addirittura in un altro comune, quella del maresciallo dello stesso paese: Civitaquana. È proprio nei dintorni del centro vestino che i carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara, con i colleghi della compagnia di Penne, stanno indagando per scovare “il palo” della banda.

«Sicuramente ci sta un basista locale», afferma ancora dolorante il sindaco Ciarfella rientrato ieri per alcune scadenze in Comune, «ma non riesco proprio a immaginare chi possa essere».

Una pista sulla quale gli investigatori stanno lavorando è anche quella (sempre che il doppio furto da sindaco e maresciallo non sia una semplice coincidenza), di verificare se entrambe le vittime possano essere accomunate da “nemici”, persone con cui, per via del rispettivo ruolo istituzionale, abbiano covato un risentimento tale nei loro confronti da inviare tre banditi nelle loro case. «Se ci sia un collegamento o sia frutto di una casualità non lo so», dice il sindaco, «ci stanno lavorando gli inquirenti. Per quanto mi riguarda non posso pensare a una vendetta, perché non è successo niente di così grave da generare una risposta di questo tipo. Continuo a pensare che Civitaquana è un paese abbastanza tranquillo, sicuramente ci sarà stato un basista locale, e su questo non c’è dubbio, ma il campo per ipotizzare chi possa essere è vasto e io non ho sospetti, perché non mi piace avere sospetti. Bisogna allontanare questi pensieri, è un lavoro che devono fare e che stanno facendo egregiamente gli inquirenti».

Carabinieri che stanno lavorando a 360 gradi, a caccia di impronte eventualmente lasciate dalla banda e di immagini registrate dai circuiti di videosorvegliaza della zona.

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