Caccia al killer della strada parco: 3 video in mano agli investigatori

17 Agosto 2022

Non solo le immagini degli spari, ma anche quelle di quando l’assassino arriva e di quando scappa Dai fotogrammi potrebbe emergere anche un complice che spia sul posto i movimenti delle vittime

PESCARA. Non uno, ma tre video raccontano l’esecuzione del primo agosto nel bar del Parco.
In mano agli investigatori non ci sono solo le immagini degli spari, quelle in cui si vedono prima Walter Albi e Luca Cavallito seduti al tavolino del dehor con i telefonini in mano, spalle al muro e un vassoio di 12 pizzette sul tavolo, e poi l’irruzione del killer che uccide Albi e ferisce Cavallito, ancora in gravissime condizioni al Gemelli di Roma. I poliziotti della Mobile hanno infatti anche il video in cui l’assassino arriva a piedi lungo via Ravasco e poi ripassa correndo dopo gli spari, tra la gente in fuga; e un terzo durante la manovra in sella a una moto Yamaha. Un patrimonio per gli investigatori, in attesa di conoscere di qui a due mesi il contenuto dei telefonini di Albi e Cavallito che il killer dimentica sulla scena del crimine: si porta via solo un cellulare di Cavallito, ignorando che il 49enne ne avesse un secondo nello zaino e lasciando quello di Albi a terra. Un patrimonio, perché è in quei fotogrammi, comparati con quelli registrati dalle stesse telecamere del bar nelle ore precedenti, e da quelle dei palazzi e delle attività dei dintorni, che si può nascondere non solo il volto del killer che sicuramente si è premurato di compiere prima un sopralluogo, ma anche quello di qualche presunto complice presente al momento dell’agguato. La freddezza con cui l’assassino spara, sicuro di trovare i suoi bersagli seduti esattamente lì dove si trovavano Walter Albi e Luca Cavallito nel preciso momento in cui irrompe, lascia infatti presumere che, oltre a chi gli ha teso la trappola invitandoli a quell’appuntamento mortale, ci fosse qualcuno a spiare le due inconsapevoli vittime. Qualcuno che è lì a pochi metri dal luogo dell’esecuzione, in diretto contatto con l’assassino che sta per arrivare da via Ravasco e che non può controllare eventuali e improvvisi spostamenti di Albi e Cavallito.
Ma non solo. Quei tre video, comparati con tutto il materiale che stanno visionando gli investigatori e con le misurazioni svolte dalla Scientifica sul posto, possono dare elementi importanti per costruire l’identikit del killer e individuare la direzione di fuga della moto, in base alle telecamere distribuite in quella zona della città.
È vero che è bardato, dal casco integrale ai guanti bianchi che indossa, fino al giubbotto che gli copre le braccia in quella caldissima serata del primo agosto. Ma dai suoi movimenti, non solo quando spara, ma anche quando arriva e quando scappa, si possono nascondere dettagli importanti sulla persona. Finora emerge la freddezza con cui spara e ferisce da lontano le sue prede per avere il tempo di avvicinarsi e ucciderle (anche se gli riesce solo a metà perché Cavallito sopravvive); la freddezza con cui raggiunge il bar e davanti all’ingresso di via Ravasco, incurante delle persone sedute lì fuori, infila la mano nel giubbotto per tirare fuori la pistola con cui inizia a sparare di lì a pochi istanti. E, infine, la freddezza con cui riesce a isolarsi durante la fuga a piedi, tra la gente che urla e scappa e l’allarme che sta richiamando sul posto ambulanze e forze dell’ordine. È questo grande controllo dell’assassino, su se stesso e sulla situazione, a risaltare nei video in mano agli inquirenti, motivo per cui sin dall’inizio, anche sulla base di quanto emerso dall’autopsia su Albi, si è parlato di un professionista. Un professionista che, però, potrebbe essere stato assoldato anche tra i personaggi della criminalità locale. Chi ha esperienza di quegli ambienti non ha dubbi: ad agire con quella freddezza, se non è un killer professionista, è un rapinatore di razza, capace di agire in velocità tra la gente e di isolarsi al momento della fuga, tanto da riuscire a dileguarsi tra le urla dei presenti che scappano intorno a lui.
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