Caccia, il Tar dà il terzo stop al calendario

11 Settembre 2021

La Regione Abruzzo nuovamente sconfitta da cinque associazioni ambientaliste con a capo il Wwf

L’AQUILA. Doccia fredda per i cacciatore. È la terza in un mese. Il calendario venatorio emanato dalla Regione Abruzzo è stato in ampia parte nuovamente sospeso dal Tar dell’Aquila che ha emesso ieri mattina un’ordinanza in linea con i due decreti presidenziali precedenti con i quali aveva “bocciato” la prima e la seconda versione dell’atto dell’assessorato alla caccia. Gridano vittoria i firmatari del ricorso, Wwf Italia, Enpa, Lipu, Lav e Lndc Animal Protection, patrocinate dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone. Nell’ordinanza il Tar, confermando i due precedenti decreti, ha in sostanza disposto quanto segue: niente caccia alla Tortora;  niente caccia alla Quaglia nelle giornate dell’11, 12 e 19 settembre;  niente caccia alle specie acquatiche prima del 2 ottobre. Ed ha dichiarato l’illegittimità del calendario nella parte in cui non vieta la caccia alle foci dei fiumi per 500 metri dalla costa e per 100 metri a destra e sinistra degli stessi corsi d’acqua. La discussione di merito sul ricorso è stata fissata al 23 febbraio 2022. Molto soddisfatto l’avvocato Pezone: «Sono state sostanzialmente accolte tutte le nostre richieste», afferma, «e respinte le argomentazioni che una associazione venatoria aveva cercato di far valere. Il Tribunale amministrativo riconosce la valenza delle opinioni dell’Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca Ambientale, ndr) e dà alla Regione l’onere di presentare eventuali studi per potersi discostare dalle predette indicazioni. Il Tar», continua uno dei due legali degli ambientalisti, «sottolinea inoltre come chi ha materialmente compilato il calendario venatorio non abbia tenuto conto neppure di quanto la Regione stessa aveva previsto nel proprio piano faunistico. Davvero una scelta incomprensibile. Da dieci anni ormai presentiamo ricorsi sempre vincenti su queste tematiche. La Regione, invece di inanellare pessime figure stagione dopo stagione, potrebbe accogliere le nostre giuste osservazioni prima di varare i calendari senza costringerci alla via giudiziaria». Ma facciamo un passo indietro. A metà di agosto lo stesso tribunale, accogliendo il secondo ricorso presentato dalle cinque associazioni ambientaliste, aveva sospeso l’atto della Regione Abruzzo. E in forza del decreto cautelare firmato dal presidente del Tar Abruzzo, Umberto Realfonzo, tutte le attività di caccia erano state interdette fino all’8 settembre scorso, giorno in cui si è svolta la trattazione in camera di consiglio. Di fatto, il provvedimento aveva già fatto saltare buona parte della cosiddetta pre-apertura, che prevedeva la possibilità di cacciare alcune specie - tra cui la cornacchia grigia, la gazza, la ghiandaia e la tortora - prima dell’inizio vero e proprio della stagione, fissato per il 19 settembre. Secondo il presidente Realfonzo «gli atti impugnati costituiscono, per la gran parte, una ulteriore reiterazione dei numerosi provvedimenti precedenti sospesi da questo Tar». Nel decreto veniva citata, ad esempio, un'ordinanza del 2019 con cui era stata sospesa la parte del calendario venatorio 2019/2020 che si discostava dal parere Ispra perché mancava un piano faunistico venatorio regionale. Ma la storia continua a ripetersi. (l.c.)