Caccia, nessuna interruzione la domenica

No di Pepe alla proposta del ministro Costa: «Gli incidenti non si evitano con i divieti, ma con le regole»
PESCARA. L’appello del ministro dell’Ambiente Sergio Costa di fermare la caccia la domenica incontra il “no” dell’assessore regionale alla caccia, Dino Pepe.
Si tratta, secondo Pepe, di «una proposta formulata senza una necessaria pacata riflessione», dice in riferimento alla tragedia nella campagna di Apricale, in provincia di Imperia, dove è stato colpito un ragazzo di 19 anni durante una battuta al cinghiale. «In questi momenti di cordoglio e di criticità», spiega l’assessore, «tutti devono riflettere sul ruolo dell’attività venatoria e dei rischi ad essa connessi, collaborando e lasciando da parte interessi di parte o atteggiamenti strumentali».
Inoltre l’assessore Pepe ricorda al ministro Costa che l’approvazione del calendario venatorio rappresenta «un naturale terreno di confronto tra interessi contrapposti: tra le legittime aspettative del mondo venatorio e le rivendicazioni, le priorità e i principi portati avanti dal mondo ambientalista. In questo contesto condiviso ed equilibrato previsto dalla legge, maturano le scelte e le regole da applicare. Chi vuole stravolgerle non ha rispetto per questo lavoro». «Purtroppo gli incidenti di caccia avvengono per la pericolosità intrinseca nelle armi che vengono usate», osserva l'assessore Dino Pepe, «pericolosità che va opportunamente attenzionata e prevenuta applicando tutti gli accorgimenti necessari. Non è certamente vietando la caccia la domenica che gli incidenti vengono evitati, anche per il semplice fatto che le attività nei boschi e nelle campagne non avvengono solo la domenica». Infine Pepe ricorda che la caccia «è sì una attività controversa, ma al tempo stesso molto utile al mantenimento di alcuni equilibri faunistici». «Basti pensare», aggiunge l’assessore regionale, «alla caccia al cinghiale che oggi è il principale, se non l’unico, fattore limitante delle sue popolazioni. Cacciare i cinghiali significa anche rendere più sicure le nostre strade, riducendo il rischio di incidenti stradali provocati dal loro attraversamento e riducendo anche il numero di vittime e feriti. Significa rendere più sicuro e dignitoso il lavoro degli uomini nei campi, sminuito e vanificato dai danni provocati principalmente da questo ungulato. Significa proteggere e tutelare gli ambienti naturali, alcuni delicatissimi, sempre più devastati da orde di cinghiali. Significa, infine, contrarre la spesa pubblica necessaria per il ristoro dei gravi danni provocati da tutta la fauna selvatica e principalmente da questo invasivo ungulato».
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