Caccia, nuovo calendario per diecimila doppiette

Annullata la prepartenza di settembre nelle aree protette della regione Così l’assessore Pepe tenta di disinnescare il ricorso al Tar del Wwf
PESCARA. Lo scontro è a tre. Da una parte ci sono i cacciatori abruzzesi, un esercito di diecimila doppiette.
Dall’altra, invece, si schierano gli ambientalisti che si sono rivolti al Tribunale amministrativo regionale. E in mezzo c’è la Regione Abruzzo che in limine litis, con una delibera approvata in giunta solo lo scorso 4 settembre, cerca di disinnescare il ricorso del Wwf, che il 12 settembre prossimo sarà discusso al Tar, senza però scatenare la rivolta dei cacciatori.
IL PUNTO DI ROTTURA. Il motivo al centro della contesa è il calendario venatorio per il 2018 e il 2019 di cui però esistono due versioni.
La prima, del 23 luglio scorso, prevedeva la preapertura anticipata per domenica 16 settembre. Una data che ha però spinto il Wwf a ricorrere ai giudici per chiederne l’annullamento e quindi lo slittamento, al primo ottobre, del via libera alle doppiette.
E poi c’è una seconda versione, riveduta e corretta dalla Regione con una serie di modifiche dal sapore salomonico, che dovrebbero accontentare entrambi i contendenti. Il nuovo calendario, che pubblichiamo in alto nella pagina, infatti, si adegua – tecnicamente parlando – alle prescrizioni imposte dalla Vinca (valutazione di incidenza ambientale).
LE MODIFICHE. Il nuovo calendario, per esempio, vieta la preapertura a settembre della caccia ai piumati, come quaglia e fagiano, nelle aree Sic e Zps, acronimi che stanno per Siti di interesse comunitario e Zone di protezione speciale.
Nelle stesse vaste aree mappate nella nostra regione diventa anche vietato sparare a settembre alle colombacce utilizzando i piccioni di allevamento come richiamo. Mentre la caccia alla beccaccia, dal primo al 10 gennaio, dev’essere subordinata al parere dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sui dati di monitoraggio della specie.
SPEGNERE LA MICCIA. Ma questi sono solo alcuni dei ritocchi previsti dalla delibera della giunta Lolli, presidente vicario della Regione, con l’obiettivo di giocare d’anticipo sia sul Wwf, sia sulla decisione del Tar che così potrebbe non pronunciarsi più per cessata materia del contendere. Non a caso, il 4 settembre, la giunta regionale ha approvato anche una seconda delibera con cui ha formalmente dato incarico ai legali Stefania Valeri e Marco Battaglia, dell’avvocatura regionale, di costituirsi in giudizio al Tar naturalmente ad opponendum del Wwf.
Indubbiamente il nuovo calendario diventa più restrittivo per i 10mila cacciatori che già hanno manifestato a Pescara, qualche giorno fa, seppure in numero ridotto, contro la prima versione perché anticipava a settembre solo una minima parte di specie da abbattere. Ma è soddisfatto di questa scelta strategica l’assessore regionale alla Caccia, Dino Pepe, che sottolinea come il nuovo calendario è tra i più restrittivi d’Italia.
PARLA PEPE. «L’anno scorso», sottolinea l’assessore, «siamo stati l’unica regione ad aprire la caccia il primo ottobre. Ma c’era una causa di forza maggiore che ci aveva spinto a farlo, rappresentata dai roghi che tra luglio e agosto avevano letteralmente devastato l’Abruzzo. Quest’anno», continua Pepe, «il nuovo calendario rispetta sia le richieste degli ambientalisti del Wwf, sia le esigenze dei cacciatori. E penso che questa sia una soluzione equilibrata per l’Abruzzo considerato la regione verde d’Italia». Ma l’assessore alla Caccia incrocia le dita sperando di aver davvero disinnescato il ricorso ai giudici amministrativi che il Wwf ha presentato non solo in Abruzzo ma anche in altre tredici regioni. Ma solo da noi l’asticella per i cacciatori, all’ultimo momento, è stata alzata di quel tanto che potrebbe bastare per “disarmare” anche gli ambientalisti.
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