Caccia, nuovo stop a oltre diecimila doppiette abruzzesi

14 Settembre 2019

Nessun via libera: anche domani dovranno restare a casa Il Wwf: è la seconda bocciatura del calendario venatorio

PESCARA. Gli ambientalisti esultano, i cacciatori no. Il popolo abruzzese delle doppiette infatti resta a casa anche domani.
Un esercito di oltre 10mila cacciatori bloccato prima dal Tar, al quale la Regione ha deciso di ricorrere, e ora dal Comitato Via che ha rinviato la discussione sul Calendario venatorio 2019/20 per mancanza del parere Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Fino a martedì prossimo, 17 settembre, dunque, l'attività venatoria resta sospesa. È il Wwf che lo rende noto dopo essere stato ascoltato, con altre associazioni, nel Comitato Via per la discussione sulla nuova versione del calendario venatorio, deciso dall’assessore Emanuele Imprudente, in seguito alla sospensione del primo per il ricorso dello stesso Wwf e della Lndc (Lega nazionale per la difesa del cane). «Il rinvio della discussione sul calendario venatorio», dichiara Filomena Ricci, delegato Wwf Abruzzo, «conferma che l'iter seguito per l'approvazione presenta criticità, che abbiamo puntualmente segnalato. La Regione ha pubblicato la proposta di un nuovo calendario venatorio, senza però sottoporlo a un nuovo parere Ispra, organo deputato alla valutazione della sostenibilità dei prelievi venatori disposti dalle Regioni». Il Wwf aggiunge che continuerà a vigilare perché, oltre alla mancanza del parere Ispra, «molte altre erano le criticità sollevate nella nuova proposta di calendario venatorio sia su aspetti procedurali sia su aspetti di gestione e tutela faunistica».
Ma i cacciatori abruzzesi non saranno i soli, in Italia, a restare a casa. «Il Wwf», premette il vicepresidente nazionale, l’abruzzese Dante Caserta, «oltre a ringraziare di cuore gli avvocati del Panda che con tanta passione e rinunciando anche alle ferie d’agosto, hanno ottenuto importanti risultati, li incaricherà di procedere con le opportune iniziative legali anche dinanzi alla magistratura contabile, per chiedere il risarcimento degli enormi danni causati dalle Regioni più irresponsabili agli animali selvatici e alla natura d'Italia». Sono sei le altre regioni?
Nelle Marche, il 27 agosto, la delibera sull’avvio anticipato della caccia al primo settembre viene bloccata dal Tar regionale su ricorso delle associazioni. La Regione approva il giorno dopo una nuova apertura. Le associazioni ricorrono nuovamente e nuovamente il giudice dà loro ragione (il 5 settembre). Il giudice amministrativo ha ritenuto che: «Nella ponderazione degli interessi va data prevalenza a quello della conservazione delle specie oggetto di caccia».
Nella sostanza è la stessa motivazione data dal Tar Abruzzo che ha rinviato al 25 settembre la discussione nel merito. Altra regione da “cartellino rosso” è la Lombardia che ha deliberato di nuovo la cattura dei piccoli uccelli migratori a fini di impiego come richiami vivi, nonostante decine di condanne degli anni passati dai giudici italiani ed europei. Numerose associazioni, tra cui il Wwf Italia, hanno però fatto ricorso e sono in attesa dell’udienza. Nel frattempo il prossimo 21 settembre a Milano è stato organizzano un presidio contro la “deregulation venatoria”.
Anche in Liguria, Sardegna, Toscana e Calabria, il Wwf è ricorso contro i calendari venatori «perché non in linea con i parametri stabiliti dalle norme europee e dalle regole scientifiche per la tutela delle specie selvatiche». E dalla Calabria, che ha deliberato una delle più lunghe stagioni di caccia in Italia, è arrivato un altro risultato positivo per il Wwf visto che il Tar ha sospeso la caccia alle specie moriglione e pavoncella, come richiesto dall’Unione europea, e ribadito anche dal Ministro dell’Ambiente, trattandosi di specie in situazione critica di conservazione e per le quali la caccia è “incompatibile”. (c.s.)