Caccia, Rossi dell’Acr “spara” a zero contro il Wwf

L’AQUILA. «La caccia è già regolamentata, sia a livello nazionale sia a livello europeo e non servono le regole del Wwf Abruzzo capace solo di buttare fango su una categoria di persone con la fedina...
L’AQUILA. «La caccia è già regolamentata, sia a livello nazionale sia a livello europeo e non servono le regole del Wwf Abruzzo capace solo di buttare fango su una categoria di persone con la fedina penale pulita».
È la replica infuocata di Dino Rossi, coordinatore regionale dell’Acr (Associazione per la cultura rurale) a Filomena Ricci, delegata del Wwf Abruzzo che ieri, alla vigilia della fine della stagione venatoria, ha invocato più controlli sui cacciatori, elencando i rischi e i vuoti legislativi in una materia che non smetterà mai di far discutere. «A non rispettare la legge», sostiene Rossi, «sono proprio le associazioni ambientaliste, con l’avallo delle istituzioni, raddoppiando le aree potette consentite dalla Legge 157/92. Con le loro oasi e riserve», continua nella sua filippica pro-doppiette, «hanno invaso l’Abruzzo. Le aree cacciabili sono finite, tanto da spingere i cacciatori dentro a un recinto a ridosso dei centri abitati, dove è facile incorrere a sanzione amministrative. Sono invece da elogiare», dice, «i cacciatori abruzzesi per gli scarsi incidenti pur esercitando la caccia in pochi ettari rimasti tra case, ferrovie, autostrade e zone urbanizzate, perché tutto il resto del territorio è sotto tutela ambientale dove anche gli escursionisti con i nuovi regolamenti attuati dai parchi non possono portate i loro cani, né utilizzare le biciclette e tanto meno i cavalli. Insomma tutto il territorio abruzzese che dovrebbe essere cacciabile è mal gestito dal mondo ambientalista».
E sull’allarme rilanciato ieri dal Wwf a proposito del via libera in Abruzzo anche alla caccia dei cervi, Rossi conclude: «I cervi divorano ettari di erbai destinati alla alimentazione zootecniche: un altro danno alle culture oltre a quello dei cinghiali». (c.s.)

