Cacciato per veti politici, ecco il conto

24 Luglio 2024

Ammonta a 1,5 milioni la somma pagata dalla Provincia al direttore generale revocato nel 2000 prima di entrare in servizio

PESCARA. L’ultima fattura, quella che dovrebbe chiudere una storia lunga 24 anni di «contestazioni politiche» e sentenze fino al vaglio della Corte di Cassazione, ammonta a 23.524,87 euro. A chiedere un altro «rimborso spese» alla Provincia di Pescara è Edoardo Barusso che, nel 2000, fu chiamato dall’amministrazione dell’allora presidente Giuseppe De Dominicis a ricoprire l’incarico di direttore generale ma, nonostante la firma sul contratto, non prestò mai servizio per i veti della politica. E la determina che liquida la somma finale richiesta da Barusso rivela anche quanto sono costati, a tutti i cittadini della provincia di Pescara, i capricci dei politici che revocarono quell’incarico già sottoscritto: il conto è di 1.506.545,15 euro.
trecento milioni È come se ognuno dei 318mila residenti del Pescarese, compresi neonati e centenari, avesse partecipato con 5 euro a testa. È una somma incredibile rispetto all’importo originario del contratto di Barusso: come direttore generale della Provincia, il professionista avrebbe dovuto percepire uno stipendio di 300 milioni di vecchie lire all’anno; per una cacciata immotivata, la Provincia ne ha dovuti sborsare dieci volte tanto, circa tre miliardi di lire.
tutte le spese L’ultima fattura da 23mila euro, con la firma di Valerio Speziale, avvocato di Barusso, comprende: 14mila euro «a titolo di interessi calcolati sul capitale netto rivalutato dall’1/1/2015 al 16/10/2012»; altri 2.500 euro «a titolo di interessi calcolati al tasso legale dui diritti, onorari e rimborso spese generali» tra il 2009 e il 2014; 7mila per il saldo dei consulenti tecnici durante il contenzioso. La nota di spese di Barusso non fa sconti alla Provincia.
nessun colpevole Nessuno è responsabile di questo esborso da 1,5 milioni, come se fosse normale buttare così i soldi pubblici: nel 2017, la sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Abruzzo mandò assolti sei ex amministratori dell’epoca citati a giudizio di responsabilità per un danno erariale che la Procura contabile stimava in circa un milione e 130mila euro. Da allora, la cifra, a causa degli interessi, è aumentata di quasi altri 400mila euro.
contenzioso di 24 anni Barusso, individuato come «un direttore generale dotato di idonea professionalità», fu nominato il 27 aprile del 2000, firmò il contratto da 300 milioni il successivo 20 maggio salvo poi un clamoroso dietrofront della Provincia con la revoca dell’assunzione «a seguito di contestazioni politiche». Tra la firma del contratto e l’inizio dell’attività in programma il 1° giugno, appena 10 giorni, la politica cambiò idea in seguito alle polemiche che riguardarono, così spiega una sentenza della Cassazione sul caso, l’«entità dei compensi» e i rilievi dei revisori dei conti «circa fatture di spese alberghiere rimborsate a Barusso» durante un precedente incarico a Trieste. Barusso, senza aver lavorato un giorno in Provincia a causa dei veti politici, fece causa e ottenne il risarcimento. Dopo 24 anni, il caso dovrebbe essere chiuso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA