Cade e si fa male per colpa di una buca Comune condannato

Cittadino indennizzato dal giudice civile con 26mila euro Si era fratturato una caviglia cinque anni fa in via Rava
PESCARA. Le cadute accidentali per strada, da parte di persone per lo più anziane, si verificano sempre più spesso. Soprattutto per le disconnessioni dell'asfalto: del marciapiede, magari a causa della pavimentazione irregolare, per gli avvallamenti provocati dalle radici degli alberi, oppure del manto stradale.
Raramente, però, il cittadino si avventura in una causa contro l'amministrazione comunale, che molto spesso finisce con la soccombenza del ricorrente. Ma quest'ultima sentenza del tribunale civile di Pescara torna a dare più di una speranza a quei pedoni, soprattutto anziani, che abitualmente cadono a causa del dissesto dei marciapiedi.
L'avvocato Antonio Di Monte, attraverso un suo ricorso e il puntuale svolgimento delle udienze con l'escussione anche di testimoni, è riuscito a ottenere una sentenza favorevole al suo cliente, 50 anni, indennizzato con 26mila euro per la frattura di una caviglia dopo essere scivolato sulla grata di un tombino a causa della presenza di residui d’asfalto e avere poi infilato il piede in una buca, cadendo.
La sentenza, emessa dal giudice onorario Franca Di Felice, ha sancito peraltro un principio molto importante: ha stabilito che, anche in caso di caduta in condizioni di piena visibilità, nonché in luoghi abitualmente frequentati, il pedone ha diritto a vedersi riconosciuto almeno il 70 per cento di ragione per la caduta, come accaduto appunto per questa vicenda giudiziaria.
Una sentenza che cambia anche l'indirizzo molto rigoroso finora adottato dalla Cassazione, secondo il quale la condotta del danneggiato integra il caso fortuito e, quindi, interrompe il nesso causale tra la cosa custodita e l'evento di danno che è la caduta, quando soprattutto il soggetto sia a conoscenza della situazione di grave dissesto della via. E il giudice pescarese ha valutato entrambe le questioni, riconoscendo una sorta di concorso di colpa: riducendo i 36mila euro di danni del 30 per cento e arrivando alla somma finale di 26mila euro da risarcire al pedone. La caduta si verificò intorno alle 15 del 13 marzo del 2015 (e qui è d'obbligo una parentesi per la durata del procedimento che supera i 5 anni) in via Rava a Pescara: quindi con «la visibilità e prevedibilità del pericolo», come ha sostenuto il Comune di Pescara nell'opporsi alla richiesta di danni, anche se il giudice ha sottolineato in merito che «era onere dell'Ente dimostrare che il fatto si è verificato in assenza di sua colpa, nonostante avesse adottato tutte le cautele necessarie ad evitarlo, in occasione di un fatto fortuito: dimostrazione, questa, che non è stata fornita e che anzi appare smentita dalla documentazione fotografica in atti». Il problema stradale dunque esisteva, anche se facilmente visibile, e nonostante che il pedone avesse attraversato fuori delle strisce che erano a soli 5 metri. E il giudice, anche per queste circostanze ha riconosciuto il concorso: «Deve essere altresì osservato», scrive in sentenza, «che, poiché l'attore stava comunque camminando a piedi, pur essendo giusto affermare che lo stesso avrebbe potuto attraversare lungo le strisce pedonali, tuttavia, non si può certamente ritenere, come vorrebbe la difesa del Comune, che la sua condotta sia stata la causa esclusiva del danno, dovendosi invece affermare che la caduta sia derivata proprio dall'irregolarità del piano di calpestio dallo stesso percorso». Se il pedone, conclude il giudice, «non si è avveduto dell'anomalia che gli ha procurato la caduta, è doveroso ritenere che ciò sia dipeso anche da una sua distrazione colpevole, oltre che, evidentemente, dalla presenza di disconnessioni sull'asfalto». E così il 50nne danneggiato verrà risarcito per quella insidiosa buca dell'asfalto, grazie a questa singolare sentenza.

