Calano i ricoveri, Parruti: merito di vaccini e chiusure

Ma l’infettivologo avverte: non è finita, viviamo questa riapertura con buon senso
PESCARA. Calano i ricoveri, ma rimane alta la pressione sulla Terapia intensiva del Covid hospital.
SOLO 4 RICOVERI La giornata di ieri si è chiusa con un bilancio di 4 ricoveri all’Obi, (Osservazione Breve) del pronto soccorso per contagio da coronavirus, contro i 20 ingressi quotidiani, fino a qualche giorno fa. Trentasei i posti letto occupati in Rianimazione contro i 44 disponibili. In calo anche il numero dei pazienti ricoverati nel resto dei reparti Covid: 270 contro i quasi 400 dei giorni scorsi. Altri sei posti letto sono occupati alla Rianimazione dell’ospedale di Popoli. Preoccupano anche i numerosi decessi degli ultimi giorni, di persone anche molto giovani, tra i 30 e i 50 anni, che in questo periodo hanno affollato le Terapie intensive del Covid hospital.
INIZIATA LA DISCESA Il professor Giustino Parruti, direttore dell’unità operativa complessa delle Malattie infettive e responsabile dell’ospedale Covid di via Paolini, è prudente. Ha «quasi paura a dirlo» ma «è iniziata la discesa, da una settimana non abbiamo più grosse file al pronto soccorso Covid, dove attualmente si trovano in osservazione una decina di pazienti. Lo dico a bassa voce, ma oggi (ieri) chiudiamo con non più di 4 ricoveri». Ieri a Pescara si sono registrati 30 contagi, su 90 in tutta la regione. Un solo decesso.
ECCO PERCHÈ Diverse sono le motivazioni che hanno condotto a questo crollo verticale dei contagi e dei ricoveri, secondo il professor Parruti: «Cominciano a sentirsi gli effetti della copertura vaccinale. Inoltre, è stato efficace premere sulle restrizioni: la chiusura delle scuole è stato un provvedimento che ci ha costretto ad accollarci responsabilità forti, ma adesso, visti i risultati, sia consapevoli di aver fatto la cosa giusta. Infine, forse i cittadini stanno cominciando ad essere stanchi di questa situazione insostenibile e sono più responsabili. Le tre condizioni messe insieme ci hanno dato una grossa mano».
MA NON È FINITA Ciò non vuol dire che sia finita, avverte il direttore dell’area Covid: «L'appello che rinnovo è a vivere a vivere questa riapertura con buon senso, di cui non dobbiamo abusare. Altrimenti rischiamo una marcia indietro che non possiamo permetterci».
PERICOLO VARIANTI Quindi, una disamina dell’emergenza varianti: «Ci porterà ad una cronicizzazione della circolazione del virus alla quale un certo numero di persone sarà sempre più suscettibile. Finché non ci sarà una copertura vaccinale totale, ci aspettiamo una fase endemo-epidemica in cui si avranno localmente delle riprese» dei contagi.
POTENZIARE LA RETE Pertanto, «questa organizzazione della rete Covid è fondamentale perché ciascuna realtà territoriale potrebbe dover continuare a combattere anche se, forse, con numeri più piccoli».
È certo, però, sostiene il professor Parruti, che nel futuro si dovrà puntare sempre al potenziamento della sanità: «Potenziare la sanità è il bene principale di una nazione che voglia crescere economicamente. Se non abbiamo la capacità di proteggerci da una catastrofe come quella che abbiamo conosciuto, andremo sempre a rischiare una contrazione economica. È fondamentale, invece, potenziare e stabilizzare questa bella e importante rete Covid che abbiamo creato».
Rimane ancora una consistente mole di ricoverati al Covid hospital con i 270 pazienti ospitati nei vari reparti, 36 in Rianimazione su 44 posti disponibili. Fondamentale il sostegno della Terapia intensiva dell’ospedale di Popoli che ospita 6 pazienti.
PERSONALE IN AFFANNO Sono 37 i sanitari rianimatori «da mesi sovraccarichi di lavoro» precisa l’infettivologo, a gestire le 4 Rianimazioni (1 al monoblocco e 3 Covid) con orari massacranti fino a 240 turni notturni al mese con il personale a rotazione. Adesso l’obiettivo dei vertici Asl è «puntare a decongestionare le Terapie intensive dell’ospedale». Se ne parlerà nel corso di un incontro, che si terrà oggi, tra i vertici sanitari coordinati dal manager Asl, Vincenzo Ciamponi.
IL MONITO DI ALBANI Conferma la «lenta, ma costante diminuzione, dei casi di positività con pochi ricoveri in osservazione Covid» anche il primario del pronto soccorso e direttore del dipartimento dell’Emergenza–Urgenza, Alberto Albani, il quale avverte la popolazione: «Questo arancione non venga visto come un liberi tutti» e mette in guardia sui corretti comportamenti da adottare in occasione della Pasqua: «Niente pranzi affollati o sarà di nuovo strage di contagi».
Albani analizza che i decessi di persone in età giovane sono anche la conseguenza della potenza virale della variante inglese: «È molto più aggressiva e la situazione resta preoccupante». Di contro, però, ci sono i cali dei contagi e dei ricoveri che fanno tirare il fiato e restituiscono una flebile luce di speranza. Che i sanitari sperano non sia vanificata dalle riaperture del commercio, a partire da ieri, e dalle imminenti feste pasquali.

