Caldo record e poca acqua in città Aca: emergenza per tutta l’estate

La presidente Brandelli: la sorgente Giardino ha una capienza inferiore del 40%, chiusure necessarie Attivato il servizio autobotti per i fragili, oggi incontro con operatori e amministratori di condominio
PESCARA. Siamo in piena emergenza idrica come nel 2021 perché la sorgente Giardino, la principale fonte che alimenta la città, dopo un’invernata senza neve ha il 40 per cento in meno di acqua. Quindi le interruzioni idriche, esasperate dall’aumento dei consumi con l’arrivo dei turisti e le temperature roventi, proseguiranno per tutta l’estate. Motivo per cui è necessario da parte di tutti un consumo consapevole di acqua, dall’igiene personale all’uso domestico. È questa, senza giri di parole, la realtà descritta dalla presidente di Aca, Giovanna Brandelli impegnata a organizzare il servizio delle autobotti su richiesta. Una realtà con cui i cittadini stanno facendo i conti da settimane, e che in questi giorni di caldo intenso li sta sfinendo, nel Pescarese come nel comprensorio chietino.
E se per i soggetti fragili (ospedali, carceri, residenze per anziani), Aca ha già attivato, su segnalazione della Prefettura, il servizio con le autobotti, per tutti gli altri ha avviato una serie di incontri, dai Comuni agli operatori economici, per cercare di gestire l’emergenza che ci accompagnerà per tutta l’estate.
Proprio oggi Brandelli incontrerà le associazioni di consumatori, i rappresentanti di albergatori, balneatori e amministratori di condominio per definire anche con loro in che termini attivare il servizio delle autobotti su richiesta.
Presidente Brandelli, partiamo dai disagi quotidiani. Da Porta Nuova ai Colli fino al centro e a piazza Duca, i cittadini protestano perché le interruzioni idriche non rispettano l’orario di riapertura dei rubinetti. Da cosa dipende?
«Gli orari che comunichiamo sono relativi al tempo in cui durerà la manovra sui serbatoi. Ma gli orari di arrivo al rubinetto dipendono dalla qualità delle reti di distribuzione fino al punto di utilizzo: se l’abitazione è dotata di autoclave, quanto è lontana e anche se si trova o meno in salita. Dunque lo ripeto, gli orari fanno riferimento al tempo di durata della manovra sui serbatoi, non all’orario in cui tornerà a uscire dai rubinetti delle case».
Di che manovra si tratta?
«Partiamo dal fatto che la sorgente principale, la Giardino, per le mancate nevicate di quest’inverno ha il 40 per cento in meno rispetto all’anno scorso. Abbiamo anche un tot di sorgenti minori, ma senza la neve che si infiltra nel terreno lentamente e ricarica le sorgenti, sono comunque scariche anche queste. È vero che abbiamo risistemato le adduttrici che portano ai serbatoi di accumulo e rilancio, ma se succede che il consumo di acqua è più grande della velocità di ricarica del serbatoio, dobbiamo chiudere l’uscita, per consentire un nuovo accumulo di acqua affinché il serbatoio raggiunga il livello adeguato. Solo a quel punto possiamo riaprire. Operazioni che richiedono da parte nostra un grande lavoro di monitoraggio, controllo e comunicazione ai Comuni e quindi alla popolazione. Sono calendari settimanali che dipendono dalla velocità con cui si svuotano i serbatoi. In questa situazione di grande caldo e con la popolazione che sulla costa raddoppia, abbiamo dovuto fare anche più aggiornamenti. Ma vorrei precisare una cosa: se l’acqua non si consuma, i contatori non girano: le bollette sono relative ai consumi».
Quindi è ufficiale, stiamo vivendo una nuova stagione siccitosa come quella da incubo dell’estate 2021?
«Sì. Ma c’è un fatto su cui riflettere: quella del 2021 arrivava 14 anni dopo l’emergenza dell’estate 2007. Adesso invece si è ripresentata dopo appena tre anni. Questo significa che ci troviamo di fronte a uno scenario quasi ordinario e non più di emergenza. D’altra parte data la carenza di neve, già da marzo ho fatto le prime segnalazioni alla Regione rispetto all’estate che ci attendeva. La domanda supera i 3.400 litri al secondo e noi non arriviamo a tremila».
E come se ne esce?
«Aca ha iniziato ad affrontare il problema concretamente dal 2016, e questo perché l’attenzione era concentrata su fognature e depuratori. Dal 2021, anche grazie ai fondi Pnrr, abbiamo iniziato a fare la progettazione per il rifacimento delle reti e la loro digitalizzazione, cosa che ci consentirà di controllarle in tempo reale e da remoto. Ma i frutti si cominceranno a vedere dall’anno prossimo in poi».
E intanto? Cosa possono fare i cittadini?
«Con una doccia si consumano 90 litri in media di acqua, con lo scarico del water dai 20 ai 40 litri. È vero, siamo un paese caldo, ma il consumo medio procapite in Italia è di 70mila litri di acqua all’anno contro i 30mila della media europea. Questo ci deve far riflettere, serve un consumo consapevole dell’acqua, da quando si lavano i piatti, o ci si lava i denti e si lascia il rubinetto aperto per tutto il tempo, fino alla doccia: basterebbe chiudere l’acqua quando ci si insapona per poi riaprirla al risciacquo. Faremo delle campagne di comunicazione. È necessario».
Torniamo all’emergenza di questi giorni. Chi può richiedere le autobotti?
«Il soccorso idrico per i soggetti fragili è stato già attivato. I privati possono richiederlo dopo che l’acqua manca da almeno 48 ore e se si è dotati di autoclavi. Nel 2021 con i Comuni si erano trovati dei punti di recapito per distribuire l’acqua alla popolazione, se facciamo quadrato possiamo farlo anche stavolta. Discorso a parte per le attività commerciali, per le quali va prima individuata una tariffa. E anche per questo incontrerò le associazioni e gli operatori. Un appello però voglio farlo, ed è quello per l’installazione delle autoclavi. Il bando della Regione per gli aiuti a fondo perduto è andato deserto una prima volta e adesso sono riuscita a farlo riproporre proprio per incentivare l’installazione delle autoclavi. Bisogna fare sistema. Penso alla necessità di fare il dragaggio dei fiumi e della diga di Penne nel nostro caso, per avere l’acqua necessaria alle irrigazioni ed evitare che si usi l’acqua potabile, ma anche a chi costruisce ora palazzi andrebbero imposti gli invasi di raccolta delle acque piovane. L’acqua è un bene che riguarda tutti, bisogna agire insieme».

