Calunniò i carabinieri: 4 anni e mezzo

Condannato il giovane che accusò i militari di averlo pestato dopo un arresto e pubblicò 137 video sul falso “massacro”
SAN GIOVANNIO TEATINO. Si era presentato come vittima di un abuso di potere da parte dei carabinieri, ingiuriato e picchiato dalle forze dell’ordine nel corso di una perquisizione. Ma il giudice Geremia Spiniello non gli ha creduto e ieri lo ha condannato a 4 anni e 6 mesi. La vicenda di Gianni Liani, 37 anni, residente a Sambuceto, sembrava evocare un altro caso Stefano Cucchi, morto in carcere nel 2009.
Liani pubblica infatti un video su youtube in cui accusa i carabinieri. Il caso si propaga via Facebook e anche attraverso adesivi con il suo volto tumefatto, attaccati tra Chieti e Pescara. Tutto parte a febbraio del 2010, quando la denuncia di una ragazza contro Liani, accusato di lesioni, fa sì che i carabinieri vadano a casa sua per una perquisizione. Trovano, tra le altre cose, anche una pistola e lo arrestano per detenzione illegale di arma da fuoco.
Liani resiste, però, all’arresto (e viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale) e nasce una colluttazione, nel corso della quale l’uomo sarebbe caduto e avrebbe sbattuto contro un mobile. Di qui, il volto tumefatto che l’uomo ha mostrato più volte. Ma su come si sia procurato le ferite le versioni dei carabinieri e di Liani divergono. Fino a quando, nell’ultimo giorno utile a disposizione, l’uomo presenta una querela contro i carabinieri, sostenendo di essere stato “massacrato”. Querela integrata con successive dichiarazioni. Parte l’inchiesta, ma gli inquirenti non gli credono. E lui si ritrova imputato di calunnia e diffamazione, con tutti i carabinieri che aveva accusato (tre marescialli e due appuntati, assistiti dagli avvocati Mauro Faiulli, Goffredo Tatozzi e Roberto Di Loreto) come parti offese. L’accusa di diffamazione invece nasce dalla comunicazione via Facebook e dalla pubblicazione su Youtube di ben 137 video nei quali veniva raccontata la storia del presunto “massacro”. Nei video i carabinieri venivano inoltre apostrofati come «corrotti, falliti, mele marce, vermi, persone pericolose e capaci di tutto». (a.i.)

