Campi agricoli a secco: meno 20% di raccolto

Allarme di Coldiretti e Confagricoltura, che adesso temono la grandine
Non c’è grande e piccolo appezzamento di terreno coltivato, ridotta o estesa produzione agricola, che in Abruzzo non abbia risentito della siccità o del caldo. Su tutti, c’è il crollo del grano e dei cereali in generale: la trebbiatura quest’anno viene descritta come un dramma, per cui si stima l’80% di produzione in meno rispetto al solito. In media, dalla terra si è prodotto il 20% in meno negli ultimi mesi. E ora le preoccupazioni sono tutte per le possibili piogge e grandinate nelle prossime settimane, che potrebbero beffare e danneggiare ulteriormente i raccolti. Nel frattempo non va meglio per i latticini, colpiti da una vera e propria crisi del latte dovuta alla bassa produzione da parte dei bovini, conseguenza del caldo torrido.
«La situazione è seria: piovosità ridotta e caldo terribile hanno provocato un utilizzo precoce dell’acqua nelle vasche e di conseguenza la riduzione delle riserve stoccate. Ora bisogna centellinare l’irrigazione, come avviene per esempio nella Valle del Foro, dove si può dare acqua alle colture solo due giorni a settimana», spiega Silvano Di Primio, presidente di Coldiretti Abruzzo, «questo provoca uno stress della pianta e una riduzione della produzione: in media quest’anno stimiamo un calo del 20% per tutti i prodotti, con alcune colture che vanno meglio e altre peggio. Ora lo sguardo è diretto prevalentemente su viticoltura e olivicoltura: impossibile ritrovare la quantità degli altri anni, ma siamo in tempo per mantenere la qualità del prodotto». Poi ancora: «Due cose dobbiamo fare: recuperare l’acqua piovana – ora ne usiamo solo il 6% per l’irrigazione – e avviare il rifacimento delle linee idriche. Per questo bisogna superare il commissariamento dei cinque consorzi di bonifica e andare a elezioni: abbiamo segnali che questo possa avvenire entro novembre, siamo fiduciosi».
Aggiunge il presidente regionale di Confagricoltura Stefano Fabrizi: «C’è rassegnazione per quanto accaduto, ma almeno siamo in grado di evitare danni ulteriori grazie al buon senso messo in campo dai produttori. Ma dobbiamo scampare il pericolo di piogge forti e grandinate che darebbero il colpo finale alle produzioni. Per ora i prezzi stanno tenendo con minori margini o con un pareggio. Aspettiamo comunque le delibere regionali per avere altro fondamentale gasolio a prezzi agevolati, visto l’aumento dei costi».
Ma dove si registrano le maggiori criticità in Abruzzo? Di Primio e Fabrizi, insieme ai presidenti provinciali di Confagricoltura Mauro Lovato e Bernardo Savini Giosia, hanno tentato di stilare una mappa.
LA MAPPA DELLE CRITICITà
«Una delle situazioni più dififcili la si vive sicuramente nella Vallata del Foro (vedi articolo in basso, ndr), con il fiume che ha una portata limitata e ora l’acqua è stata razionata dal consorzio di Bonifica Centro: si può irrigare soltanto due giorni alla settimana. Questo pesa per la viticoltura, l’orticoltura, il florovivaismo e l’olivicultura, che avranno perdite nella produzione», spiega Di Primio, che poi cita il Fucino: «Qui le falde acquifere si sono abbassate, provocando una crescita dei costi per il pompaggio dell’acqua dai pozzi. Per fortuna, però, nei prossimi giorni comincerà il raccolto delle patate – per cui stimiamo un meno 15% di produzione – che libereranno acqua per altre colture».
Del Fucino parla anche Fabrizi, ricordando che adesso è il tempo della raccolta di verdure a foglia e anche queste hanno avuto un calo della produzione. «Ma il vero crollo lo si è visto con i cereali, ovunque e in particolare nell’area Peligna e Subequana. Qui si è passati da una resa superiore ai 30 quintali per ettaro, ai sei in media della trebbiatura di quest’anno. Cioè meno 80%», aggiunge il presidente abruzzese di Confagricoltura, poi continuando: «Segnalo criticità anche per i caseifici, come quelli che interessano la zona Peligna e dell’Alto Sangro: con il caldo è fisilogico che i bovini producano meno latte, ma con le temperature estreme di quest’anno è diventato quasi introvabile». È il presidente della Confagricoltura Chieti Lovato a entrare nel dettaglio della situazione nella sua provincia cone le criticità, oltre a quella già citata della vallata del Foro: «Le sorgenti sono all’asciutto, chi resta fuori dalle reti irrigue è più in difficoltà, ma comunque per gli altri ci sono i razionamenti. La situazione peggiore la si vive nella fascia costiera del Chietino, con riduzioni di produzione per oliveti e ortaggi, ma anche e soprattutto le viti: le colture a pergola resistono di più, i filari, essendo più aperti ed esposti al sole, sono più in difficoltà». Nel Teramano le maggiori preoccupazioni si registrano in Val Vibrata, almeno secondo il presidente provinciale di Confagricoltura Savini Giosia: «Temperature elevatissime – da 70 giorni oltre alla media – stanno mettendo in difficoltà le tante e diverse produzioni vibratiane – dal grano agli ortaggi alla viticoltura – mentre per prelevare l’acqua dai pozzi si impennano i costi viso l’abbassamento delle falde acquifere. Altre criticità si vivono anche e soprattutto nell’area di Atri e Pineto, con ortaggi ma anche la produzione di girasoli, più in generale in collina. Nel Teramano va meglio solo nelle vallate del Vomano e del Tordino».

