Campitelli, addio Lega Patto con Marsilio per restare assessore

Niente rimpasto in giunta e strada spianata per finire in FdI Sul fronte Pd, M5S e Azione salta la scelta, deciderà Roma
L’AQUILA. La Lega di Salvini e D’Eramo incassa un altro colpo basso da parte del fuoco che dovrebbe essere amico ma non lo è. L’assessore frentano Nicola Campitelli lascia il partito e restituisce al governatore, Marco Marsilio, un bel pacchetto di deleghe che vanno dall’Urbanistica al Demanio marittimo passando per i Paesaggi, l’Energia ed i Rifiuti. Ma non si dimette dalla carica in giunta evitando così al presidente il “fastidio” di imbarcarsi in un’operazione di rimpasto a pochi mesi dalle elezioni regionali. Del resto Marsilio non ha battuto ciglio, lasciando nelle mani del segretario della Lega, Luigi D’Eramo, una patata bollente da pelare. Mentre sull’altro fronte, quello degli sfidanti e dell’ampia colazione ribattezzata, forse troppo presto, Abruzzo Insieme, non si trova l’accordo sulla candidatura unitaria del candidato presidente. E la patata bollente, in questo caso, finisce a Roma, nelle mani di Conte e Schlein. Ma andiamo con ordine partendo dal comunicato d’addio alla Lega diffuso ieri da Campitelli che ha un passaggio dal sapore bizantino.
«Con profondo rammarico ho deciso di lasciare la Lega», esordisce l’assessore ormai senza deleghe. «Per coerenza personale e politica, tenuto conto che ricopro, attualmente, la carica di assessore poiché eletto nelle fila della Lega, ritengo sia giusto rimettere anche le deleghe nelle mani del Presidente Marsilio. Una scelta inevitabile per riaffermare che non sono mai stato attaccato alla poltrona». E ancora: «Al mio gruppo, agli amici ed ai tanti sostenitori di questi anni, ci tengo a ribadire che continuerò il mio impegno politico per il territorio e a sostegno dell’attuale governo regionale di centrodestra che molti risultati ha conseguito e tanti ne conseguirà per la nostra Regione e per la mia Provincia».
E infine: «Desidero ringraziare chi ha creduto in me all’interno di un partito al quale ho sempre dedicato passione, impegno e lealtà, consentendogli negli anni di radicarsi nella provincia di Chieti e crescere con notevole consenso elettorale e tanti amici amministratori locali. Purtroppo, attualmente non sussistono più le condizioni per continuare il cammino insieme».
Dov’è il bizantinismo? La risposta è facile: Campitelli resta comunque assessore e lascia la prossima mossa a D’Eramo ma questi, chiedendo a Marsilio di sostituire l’ex leghista in giunta, farebbe tornare quest’ultimo nei ranghi di consigliere costringendo Fabrizio Montepara, uno di quelli rimasti fedeli al partito, di lasciare l’Emiciclo, essendovi entrato per surroga a Campitelli.
Piano bizantino che qualcuno attribuisce a Marsilio alla cui corte di Fratelli d’Italia l’ex leghista sarebbe pronto a entrare, fatti salvi i malumori esplosi già ieri tra i meloniani che contano nel Chietino. A dir la verità, D’Eramo ha un’uscita di sicurezza, come avrebbe detto Silone, ed è quella di indicare a Marsilio il nome di Sabrina Bocchino come nuovo assessore, così da salvare Montepara. Forse lo deciderà oggi, o forse no. Intanto Forza Italia che, con i sette consiglieri che vanta, più di Lega e FdI, può recriminare un posto in giunta, resta supinamente in silenzio. Chissà perché. Ma torniamo ad Abruzzo Insieme, o quasi insieme. I quattro nomi che non riescono mettere d’accordo sono i civici Chicco Di Benedetto e Luciano D’Amico ed i politici Silvio Paolucci e Carlo Costantini. Ma la vera partita si gioca tutta tra D’Amico, ex rettore di Teramo, certamente vicino a Luciano D’Alfonso, e Costantini, targato Azione di Calenda e quindi sponsorizzato da Giulio Cesare Sottanelli. Il momento della verità si è consumato ieri pomeriggio quando si sono incontrati o sentiti in tre segretari: Sottanelli, Daniele Marinelli e Gianluca Castaldi, quindi Azione, Pd e Movimento 5 Stelle. Ma il veto pentastellato su Italia Viva spinge giustamente Camillo D’Alessandro a rimanerne fuori. E la cortina di silenzio che si è alzata alla fine del mini vertice porta a una sola conclusione: la fumata nera e la decisione di spedire a Roma il pacco con i nomi, due dei quali prioritari, per far decidere dal tavolo nazionale, esattamente come accadde nel centrodestra alle passate elezioni. Per Abruzzo Insieme non è un buon inizio ma c’è chi legge in modo positivo l’ostacolo non superato. La soluzione romana evita alla coalizione di andare subito a pezzi. (l.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

