Campli, domenica prossima c’è il festival delle aquile

L'AQUILA. Un tuffo nel basso Medioevo. Al tempo di Federico II di Svevia, scomunicato da papa Celestino V per il suo legame con le terre arabe. E per la passione viscerale per la falconeria, entrata...
L'AQUILA. Un tuffo nel basso Medioevo. Al tempo di Federico II di Svevia, scomunicato da papa Celestino V per il suo legame con le terre arabe. E per la passione viscerale per la falconeria, entrata a corte con il volo di splendidi esemplari di rapaci. L'atmosfera, domenica 28 giugno, sarà la stessa. Protagonista del Festival delle aquile, in programma alle 11, a Battaglia di Campli, nel Teramano, il falconiere abruzzese Giovanni Granati. Uno spettacolo di arte e natura, con cinque aquile in volo a mille metri di quota.
TRADIZIONE ANTICHISSIMA. Granati è l'emblema di una tradizione antichissima «nata in Mongolia», racconta, «tra i 5mila e i 6mila anni fa e portata in Italia dall'imperatore Federico II. Una passione che gli costò la scomunica, in un periodo in cui il Papato era impegnato nelle crociate in Terra Santa». Il Festival delle aquile ripropone un modello antico e suggestivo: il connubio tra natura e cultura «in cui l'uomo», spiega Granati, «può ritrovare la sua dimensione naturale, a contatto con il territorio e nel rispetto delle leggi dell'universo». Con Granati, a far volare aquile e falchi, anche il falconiere marchigiano, Gianluigi Mandolesi.
IN VOLO PER PASSIONE. Granati ha trasformato abilmente la passione per i rapaci in una professione, raccogliendo consensi internazionali. Come dimostrano gli ultimi riconoscimenti, in particolare il trionfo all'International Wildlife film festival, a Missolula, con il film Overland. «Un grande riconoscimento personale e per la terra d'Abruzzo», lo ha definito Granati, che non ha potuto partecipare alla cerimonia di premiazione in America, perché bloccato dal lockdown. Al concorso partecipano film basati principalmente su specie selvatiche non domestiche, paesaggi suggestivi e conservazione dell'ambiente. Esattamente l'habitat naturale in cui Granati ha sviluppato, nel tempo, la sua arte addestrando i rapaci in una fattoria immersa nella campagna teramana.
Il Festival delle aquile diventerà un appuntamento mensile «per promuovere le bellezze del territorio abruzzese, con i suoi incantevoli paesaggi», annuncia Granati, che ha sviluppato anche tecniche innovative di riabilitazione dei rapaci.
IL NATIONAL GEOGRAPHIC. La salvaguardia delle specie a rischio estinzione è al centro della collaborazione tra Granati, che è anche responsabile dell'associazione ambientalista "L'altra Italia ambiente" e il National Geographic. «Partendo dai rapaci detenuti regolarmente in cattività e nati in allevamento», afferma Granati, «ho sviluppato l'idea della "monoala", che prende il nome dal primo aereo da ricognizione costruito ed impiegato durante la battaglia di Fleurus del 1794, l'Entreprenant. I rapaci vedono, in questo piccolo mezzo, una potenziale preda e la inseguono cercando di raggiungerla. La particolarità di questo strumento è che può agire fino a 15 chilometri di diametro sincronizzandosi con i micro Gps che vengono portati dai rapaci volati liberi». La tecnica di applicazione è semplice: grazie alla rilevazione della posizione del rapace tramite Gps, l'Entreprenant raggiunge in automatico il punto in cui si trova il volatile compiendo dei voli circolari per attirarne l'attenzione. Quando il rapace parte all'inseguimento dell'aeromodello, l'Entreprenant torna nella posizione di partenza.
RAPACI A RISCHIO. «L'obiettivo», conclude Granati, «è riuscire a rivoluzionare il concetto di recupero della fauna selvatica che, attualmente, obbliga a detenere i rapaci selvatici feriti e in fase di riabilitazione, all'interno di box. Essendo predatori, con una muscolatura specializzata adatta all'inseguimento, il contenimento obbligato ne atrofizza gli arti. Almeno il 50 % dei rapaci, una volta liberati, muore entro i primi 10 giorni». (m.p.)

