Canoni demaniali fantasma Denunciati due stabilimenti

30 Gennaio 2017

Esposti alla procura dell’Agenzia del demanio per alcuni pagamenti irregolari «Le quietanze presentate non risultano nei controlli del sistema informatico»

PESCARA. L’Agenzia del demanio ha presentato due esposti alla procura della Repubblica per presunte irregolarità nei versamenti dei canoni demaniali da parte di due noti stabilimenti balneari di Pescara. Le denunce sono scattate a seguito dei controlli avviati dall’Agenzia per i pagamenti degli anni passati.

Tutto è cominciato quando sono stati inviati, nei mesi scorsi, degli avvisi a quegli stabilimenti che risultavano non in regola con i versamenti dei canoni degli anni passati per le loro concessioni demaniali. Il Comune, su richiesta dell’Agenzia, ha provveduto ad inviare le ricevute di versamento dei canoni già effettuate. Ma quelle di due lidi non sono risultate registrate nel sistema informatico dell’Agenzia delle entrate, denominato Serpico.

Da qui il sospetto di qualche presunta irregolarità. Le quietanze fantasma si riferiscono, in particolare, a quattro annualità. Per il primo stabilimento, le ricevute di versamento del canone demaniale marittimo per il 2014, suddiviso in tre rate da 12.772 euro ciascuna, e del 2015, con rata unica di 37.957 euro. Per l’altro stabilimento, le ricevute del canone 2012, suddiviso in tre rate da 6.592 euro ciascuna, e per il 2013, in tre rate da 6.780 euro ciascuna.

L’Agenzia del demanio, una volta ricevute le quietanze trasmesse dal Comune, ha proceduto al riscontro tramite il sistema Serpico, verificando il codice fiscale della ditta concessionaria. Da questo controllo, non sono risultati i pagamenti indicati nei modelli F23 trasmessi dal Comune. Il primo passo, da parte degli uffici, è stato quello di informare le ditte concessionarie chiedendo di trasmettere con urgenza le copie degli addebiti in conto corrente e gli estratti conto bancari utilizzati per i pagamenti, per verificare l’esatto adempimento ed individuare l’eventuale errore che non avrebbe consentito la corretta acquisizione dei pagamenti sul sistema informatizzato. I due stabilimenti hanno risposto inviando delle ricevute bancarie dei versamenti effettuati in quegli anni. Ma all’Agenzia delle entrate non risulta acquisito nessun pagamento nel sistema informatico, che solitamente garantisce il corretto introito dei proventi derivanti dai canoni demaniali. Nè sono risultati errori nei modelli F23, relativi ai codici tributo, codici fiscali, partite Iva, che avrebbero potuto giustificare la mancata acquisizione dei pagamenti nel sistema informatico. Da qui la richiesta alla procura di esaminare la vicenda, «ricercando eventuali estremi di reato».

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