Canti e balli per la rinascita di Fonte Barco

22 Ottobre 2017

SPOLTORE. Canti e balli tradizionali hanno caratterizzato la giornata dedicata alla rinascita e alla riscoperta di Fonte Barco, il luogo dove fino ai primi del 900 le donne venivano per il bucato....

SPOLTORE. Canti e balli tradizionali hanno caratterizzato la giornata dedicata alla rinascita e alla riscoperta di Fonte Barco, il luogo dove fino ai primi del 900 le donne venivano per il bucato. Una nutrita comitiva ha raggiunto il posto attraverso via Biancospino, un sentiero recuperato con un'attenta pulizia: sul posto dopo un piccolo spettacolo tenuto da donne in costumi d'epoca, divise tra canti e panni, la lezione di Giovanni Damiani sulla storia e le origini della Fonte. Damiani ha rivelato che si tratta di una struttura di età precristiana: «Lo testimoniano le nicchie ripristinate dopo il restauro: non hanno alcuna funzione pratica, ma un motivo religioso. I punti d'acqua erano sacri perché dividevano l'inizio della vita dal regno dei morti». Questa è la ragione per cui le ninfe presidiavano le fonti ed evitavano così a chi le visitava i pericoli che potevano arrivare dall'aldilà. Damiani ha poi chiarito il significato di Fonte Barco: «Ho scoperto il significato di questo nome grazie a un trattato sull'allevamento delle pecore scritto nel 1700. Barco significa sosta, infatti in quest'area si praticava la piccola transumanza verso i pascoli».
Le pecore, tosando i prati, avevano una funzione importante nel trattamento del bucato: «Stendendo i panni ancora bagnati sull'erba, le donne dell'epoca sfruttavano la fotosintesi clorofilliana creando una sorta di tenda ossigeno».
L'ossigeno, assieme al sole, sbiancava e disinfettava i panni, in maniera più efficace degli odierni prodotti chimici. Al tempo la cura della dote, cioè il lavaggio e la cura della biancheria, veniva effettuato poche volte l'anno, a seconda della distanza delle famiglie dall'acqua: «C'era anche chi faceva il bucato solo quattro volte l'anno», ha chiarito Damiani. Luoghi come la Fonte Barco erano dunque particolamente importanti. Tra i particolari del restauro, l'utilizzo di una malta «identica a quella dell'epoca» grazie alla collaborazione con un laboratorio specializzato di Venezia. Dopo il ritorno in via Dietro Le Mura, all'area E-Spò, balli e "Sdijùne", un buffet dal nome del pasto che veniva portato ai contadini durante i lavori nei campi.