CAPAREZZA: NEL LIVE CERCO SONORITÀ E IMMAGINI DI IMPATTO

6 Luglio 2014

PESCARA. Il titolo del disco è il frutto di un incrocio tra le parole “musica” e “museo”. Nasce dal mondo dell’arte il sesto album di Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Il rapper e cantautore di...

PESCARA. Il titolo del disco è il frutto di un incrocio tra le parole “musica” e “museo”. Nasce dal mondo dell’arte il sesto album di Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Il rapper e cantautore di Molfetta farà tappa con il suo “Museica Tour” giovedì 10 luglio al porto turistico di Pescara, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival Onde Sonore che si apre all’interno del cartellone di Estatica. «Museica è il mio museo, la mia musica, il mio album numero sei. Ogni brano prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto». Così Caparezza ha presentato il suo nuovo disco, pubblicato il 22 aprile dalla Universal Music Group e arrivato a tre anni di distanza da “Il sogno eretico”. Il Centro lo ha intervistato in vista della tappa pescarese. Il concerto, ha annunciato, «è il più forte dal punto di vista visivo che ho mai portato in giro».

Lo ha definito un album che va visitato più che ascoltato. A ogni brano prende spunto da un’opera d’arte. Come nasce l’idea di ‘Museica’?

«Diciamo che nasce dalla mia maggiore età, che non è i 18 anni ma i 40. Ho pensato, a questo punto del mio tragitto, di salvare quello che di buono avevo incontrato nella vita. Ho passato molto tempo a fare album che puntavano il dito contro la società che ci circonda e raramente mi ero soffermato su ciò che c’è da salvare. Ciò che salverei davvero è la creatività degli esseri umani, che ha reso tutto più sopportabile, a cominciare dai fumetti quando ero piccolo. In questo discorso è entrato il mondo dell’arte, che conoscevo poco ma che ho approfondito».

Il disco è stato registrato a Molfetta e mixato a Los Angeles da Chris Lord-Alge.

«Il 90% del lavoro è stato fatto a Molfetta. Era per me un sogno irrealizzabile che un mostro sacro del genere potesse mettere mano sulla mia musica. Invece Chris Lord-Alge ha accettato e sono il primo italiano a essere entrato nel suo tempio. Questo lo porterò sempre con me».

A quale dei pittori evocati dal disco si sente più vicino?

«A nessuno in particolare, ma ce n’è uno che considero più ispiratore di altri: Van Gogh. Quando ho visitato il museo a lui dedicato ad Amsterdam mi è venuta l’ispirazione per il brano e per il disco. In “Mica Van Gogh” faccio un parallelo tra la vita dell’artista e la vita oggi, decretando che la follia non era nella vita di Van Gogh ma in quella quotidiana».

Tra i brani, c’è, poi “Troppo politico”, ispirato da “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Ce ne parli.

«Questo brano nasce dal fatto che molti miei detrattori sostengono di non ascoltare le mie canzoni perché sono troppo politiche. Questa accusa l’ho fatta diventare la mia bandiera. D. “Fai da tela” si ispira a “The Little Deer” di Frida Kahlo».

Perché questa scelta?

«In realtà ero indeciso tra due quadri: il San Sebastiano di Mantegna, che poi ho citato all’interno del brano, e quello di Frida Kahlo. In entrambi la caratteristica è di essere presi a frecciate. Io l’ho trasformato, in senso metaforico, in frecciatine, che poi è il senso del brano. Siamo presi a frecciate da gente che nel nostro quadro non c’è» .

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