Capitan Carla in volo «A 6 anni lo sognavo ora sono un pilota»

26 Maggio 2016

La prima donna istruttore dell'Aeronautica militare ricorda D’Ascanio: sarebbe orgoglioso della sua invenzione

PESCARA. All'età di sei anni disegnò su un foglio un elicottero e un aeroplano in volo su cieli immaginari. Accanto scrisse il suo nome, Carla A. e la data: 16 maggio 1989. Poi andò da mamma e papà e annunciò: «Da grande voglio diventare pilota di elicotteri». Neppure gli addestramenti durissimi nella Tolfa viterbese senza cibo nè acqua o i corsi di sopravvivenza in mare a rischio ipotermia, sono mai riusciti a fermare la determinazione di Carla Angelucci, 33 anni, nata a Ortona il 22 aprile 1983, prima donna istruttore di volo dell'Aeronautica Militare Italiana in forze al 72° Stormo di Frosinone dove plasma i destini dei corsisti delle Forze armate e corpi dello Stato che sognano il brevetto di pilota di elicotteri, quando non svolge interventi di soccorso a dispersi e persone in pericolo.

Ieri mattina il capitano Angelucci, nome in codice Samba 42, ha infiammato la platea di studenti e ospiti intervenuti nella sala consiliare del Comune alle celebrazioni per i 70 anni della Vespa e l'omaggio a Corradino D'Ascanio, genio popolese creatore di Vespa ed elicotteri. «D'Ascanio sarebbe orgoglioso di se stesso se oggi potesse vedere l'uso degli elicotteri come mezzi per salvare vite umane», ha detto la plurilaureata in Scienze aeronautiche a Napoli e Firenze e Scienze delle comunicazioni a Teramo, ai giovani che hanno manifestato l’intenzione di seguire le orme della primatista teatina con 1700 ore di volo all'attivo. Un entusiasmo contagioso e una dialettica vibrante sono le caratteristiche del capitano Angelucci, sposata dal luglio 2015 con il capitano pilota della Guardia di finanza Nicolò Murri di Brindisi, che dice di essere «una donna fortunata, perché posso fare il lavoro che sognavo da piccola».

Non senza pochi ostacoli sul cammino. I genitori, Gianfranco Angelucci, ingegnere e Maria Teresa Santovito, impiegata del Genio Civile, non assecondarono inizialmente i suoi desideri. Troppo bruciante, ancora, il dolore per la morte del nonno paterno Arturo, anch'egli pilota, schiantatosi in volo su un F84 nel lontano 1953. «In casa era proibito parlare del nonno, che non ho mai conosciuto. Alla sua morte lasciò vedova, a soli 26 anni, nonna Anna Filograna, pugliese, sola con i figli, mio papà e zio Ubaldo. Tutto ciò che sono riuscita a trovare di lui, dopo una serie di ricerche nell'Archivio storico di Roma è stato un baule, aperto solo 10 anni fa, con i suoi ricordi. Non mi sono alimentata del suo mito, il volo lo avevo nel Dna». La corsa verso il traguardo è stata faticosa e frenetica, ma oggi è l'orgoglio dell'Aeronautica e della sua famiglia.

Le elementari, la media Vicentini e il liceo scientifico Masci di Chieti. Ma dentro scalpitava e appena poteva mollava i libri e con lo scooter arrivava fino in aeroporto: «Rimanevo per ore a guardare gli aerei che atterravano e decollavano. Gli specialisti dell'Aeroclub mi regalarono un Trebbi, un manuale di volo che ho consumato a furia di sfogliare. Misi da parte i soldini guadagnati con piccoli lavoretti e un giorno feci il primo volo di una decina di minuti da sola, a bordo di un Cessna 172. Avevo 18 anni e non avevo neanche la patente. Tornata a casa fui costretta a dirlo ai miei e si scatenò il finimondo». Ventiseiesima su 14000 partecipanti al concorso «fatto di nascosto» dell'accademia aereonautica di Pozzuoli, indossò per la prima volta la divisa il 27 agosto 2002, a due anni dall'apertura delle Forze armate alle donne. Tra un volo e l'altro, pratica judo e suona il pianoforte. Una carriera da record e una paura: «Le visite mediche».

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