Carabiniere ucciso, indagati 4 ex brigatisti

2 Marzo 2024

La sparatoria del 1975 in cui perse la vita l’appuntato pennese Giovanni D’Alfonso: coinvolti anche Curcio e Moretti

PESCARA. La Procura di Torino ha chiuso le indagini sulla sparatoria fra carabinieri e brigatisti rossi alla Cascina Spiotta, nell'Alessandrino, dove il 5 giugno 1975 fu ucciso l’appuntato dell’Arma Giovanni D'Alfonso, originario di Penne, all’epoca 44enne.
Gli indagati, a vario titolo, sono quattro ex esponenti delle Brigate Rosse: i capi storici Renato Curcio e Marino Moretti e i militanti Lauro Azzolini e Pierluigi Zuffada. Lo scontro a fuoco avvenne all’interno di una cascina, durante la liberazione di Vittorino Vallarino Gancia, imprenditore vinicolo che era stato rapito il giorno precedente.
Il fascicolo è stato aperto dopo un esposto con cui il figlio di D’Alfonso invitò la procura a indagare sulla presenza, durante la sparatoria, di un brigatista che non era mai stato individuato, essendo riuscito ad allontanarsi subito dopo il conflitto a fuoco. I sospetti degli inquirenti si sono poi indirizzati verso Azzolini. Del caso si sono occupati i carabinieri del Ros.
Nello scontro a fuoco nel quale perse la vita il militare pennese, morì anche Margherita “Mara” Cagol e vennero gravemente feriti il tenente Umberto Rocca e il maresciallo Rosario Cattafi.
L’appuntato D’Alfonso, ferito gravemente, morì l’11 giugno del 1975 e i suoi funerali furono celebrati a Manoppello dove si era sposato 14 anni prima, nel 1961 con Rachele Colalongo da cui ha avuto tre figli.
Entrato nell’Arma nel 1948, D’Alfonso ottenne la promozione da appuntato nel 1968. Dopo aver prestato servizio in Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, in Piemonte nel 1975 passò alla stazione di Acqui Terme (Alessandria). Poco meno di un anno dopo la sua morte, il 28 aprile 1976, fu insignito della medaglia d’argento al Valor Militare “alla memoria”.
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