Caramanico, in 500 per il nuovo parroco don Bellotti

CARAMANICO TERME. Don Danilo Bellotti è il nuovo parroco di Carmanico Terme e Sant'Eufemia a Maiella. Ha preso il posto di monsignor Giuseppe Liberatoscioli, pastore di anime per trent’anni nei due...
CARAMANICO TERME. Don Danilo Bellotti è il nuovo parroco di Carmanico Terme e Sant'Eufemia a Maiella. Ha preso il posto di monsignor Giuseppe Liberatoscioli, pastore di anime per trent’anni nei due centri, trasferito a Orsogna (Chieti) dove oggi, nel giorno dell'Epifania, s’insedierà nella chiesa di San Nicola.
Don Danilo arriva da Torrevecchia Teatina e sarà parroco di Santa Maria Maggiore, San Tommaso di Caramanico e San Bartolomeo di Sant'Eufemia. Territorio ampio, con tredici chiese attive, la maggior parte ristrutturate grazie all'opera meritoria di don Giuseppe condotta nell’arco di decenni di appassionata missione sacerdotale. L'accoglienza, nella chiesa madre di Santa Maria, per don Danilo è stata profondamente vissuta, gioiosa, partecipata. Presenti in massa i nuovi parrocchiani, tanti i fedeli provenienti da Torrevecchia e da altri centri d'Abruzzo dove il sacerdote è conosciuto per le sue attività pastorali e di animazione.
Complessivamente, si è registrata la presenza di oltre 500 persone: hanno presenziato il sindaco Simone Angelucci, il collega di Sant'Eufemia Francesco Crivelli, il sottosegretario regionale Mario Mazzocca, consiglieri comunali, rappresentanze delle associazioni. La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo Bruno Forte, accompagnato da 15 sacerdoti della diocesi. Calorosa l'accoglienza per don Danilo, cari i saluti per don Giuseppe. A ricordarlo è Mazzocca, sindaco per due lustri.
«Ci lascia un'eredità di sostanza e spiritualità. Ha saputo trovare energie e risorse per il recupero del patrimonio storico-architettonico di Caramanico. La sua storica investitura a monsignore fu un giusto riconoscimento nei confronti di una figura dall'alto profilo, che ricorderò sempre con affetto per i momenti condivisi nell'esercizio delle funzioni istituzionali e per la costante e convinta coltivazione di un'altra fede (quella calcistica) che ci accomuna da sempre». (w.te.)
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