Carcere, colloqui sospesi: scoppia la protesta dei detenuti
PESCARA. Resta alto lo stato di allerta ma la situazione appare sotto controllo nel carcere di San Donato, dove negli ultimi giorni ci sono state rimostranze e proteste da parte dei detenuti. A...
PESCARA. Resta alto lo stato di allerta ma la situazione appare sotto controllo nel carcere di San Donato, dove negli ultimi giorni ci sono state rimostranze e proteste da parte dei detenuti. A differenza di altri penitenziari italiani, in quello di Pescara non si sono però verificati finora episodi di particolare rilievo o violenza. Anche qui a far lievitare il malumore dei detenuti è stata l’emergenza coronavirus: nello specifico i reclusi non hanno preso di buon grado la sospensione di quindici giorni degli incontri con i familiari all’interno del carcere.
È stata così messa in atto la protesta del “battimento ferri”, la manifestazione pacifica ma rumorosa che consiste appunto nel far sbattere le inferriate delle celle. La stessa circostanza si è ripetuta in diverse occasioni tra venerdì e domenica, sempre per circa 10-15 minuti, ma senza degenerazioni. I reclusi hanno poi manifestato, sempre pacificamente, ritardando il rientro nelle celle dopo la cosiddetta “ora d’aria”.
In ogni caso c’è stata la mediazione della direzione dell’istituto di pena e dei rappresentanti della polizia penitenziaria. Ci sono stati colloqui prolungati con i reclusi, con i responsabili di San Donato che hanno cercato di venire incontro alle esigenze dei detenuti, anche ricordando le misure adottate dal Governo, quali ad esempio la concessione di un maggior numero di telefonate con i propri familiari per sopperire alla soppressione dei colloqui.

