Carcere, rissa con 30 detenuti Malori tra gli agenti per un rogo

È allarme al San Donato: il sindacato torna a denunciare il sovraffollamento e le carenze d’organico Prima la lite nella sezione “a regime aperto”, il giorno dopo l’incendio nelle celle di isolamento
PESCARA. Una rissa che ha coinvolto circa trenta detenuti e un incendio: quelli di mercoledì e giovedì sono stati due pomeriggio particolarmente movimenti nel carcere di San Donato, dove gli agenti di polizia penitenziaria sono già alle prese con carichi di lavoro particolarmente pesanti a causa delle carenze di organico. Un problema più volte denunciato dalle organizzazioni sindacali, e sulle quali torna a insistere il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe).
«La situazione è stata davvero pericolosa», denuncia il segretario provinciale del Sappe Felice Rignanese, «nel pomeriggio di mercoledì si è verificata una rissa tra circa tre detenuti di nazionalità algerina, africana ed italiana. Gli agenti intervenuti sono comunque riusciti a dirimere la rissa alla nella seconda sezione giudiziaria, cosiddetta “a regime aperto”». Qui circa sessanta reclusi hanno la possibilità di uscire dalle celle in corridoio durante il giorno. Per mettere fine alla rissa sono intervenuti anche tre agenti che erano appena rientrati da un servizio di scorta, oltre ad altri impegnati in diversi servizi. Per placare la lite, scoppiata per futili motivi, un agente è rimasto contuso.
Un altro brutto episodio si è verificato poi giovedì pomeriggio in un altro reparto, in camere adibite a isolamento: altri due detenuti hanno provocato un importante incendio che ha visto impegnati diversi poliziotti. Durante le operazioni di intervento sono stati colti da malore alcuni poliziotti, e un assistente capo coordinatore ha riportato la frattura a due dita della mano.
Un altro incendio all’interno del carcere era stato causato a fine ottobre, quando un detenuto 50enne, da poco arrivato a San Donato, ha appiccato il fuoco alla cella bruciando un lenzuolo con un accendino.
«L’istituto pescarese ha di fatto una carenza tragica di personale», ricorda Rignanese, «in quanto allo stato attuale mancherebbero circa quaranta di unità di polizia penitenziaria, senza contare che nei prossimi mesi altre dieci unità andranno in pensione, con un istituto che contiene 405 detenuti di cui circa 60 sono affetti da malattie psichiatriche». Il Sappe chiede per l’ennesima volta un intervento del ministero della Giustizia per risolvere la grave situazione in cui versa l’istituto di San Donato: «sia per la carenza organica di poliziotti penitenziari», chiarisce il responsabile provinciale del sindacato, «sia per il sovraffollamento di detenuti che sono il doppio rispetto ai limiti».
Anche il segretario generale del Sappe Donato Capece interviene sulla vicenda e accusa il “regime penitenziario aperto” in atto nell’istituto: «Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti che mancano, finanziando e potenziando i livelli di sicurezza delle carceri», afferma Capece, «altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare nulla. Al superamento del concetto della maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che svolgano attività lavorativa, e che il personale sia esentato da responsabilità di servizio svolto in modo dinamico: ciò significa porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro agenti, a discapito della sicurezza».
Per Capece le idee e i progetti dell’amministrazione Penitenziaria, in questa direzione, si confermano ogni giorno di «più fallimentari e sbagliati. La tensione resta alta nelle carceri: altro che dichiarazioni tranquillizzanti e situazione tornata alla normalità. Servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che coinvolge il corpo di polizia penitenziaria».(e.r.)

