Carceri, scoppia la protesta

3 Febbraio 2023

I sindacati di polizia penitenziaria in rivolta per il sovraffollamento di detenuti

PESCARA. Scatta lo stato d’agitazione del personale di Polizia penitenziaria in Abruzzo. Lo proclamano, in maniera unitaria, il Sappe, l'Osapp, la Uil Pa/Pp, l'Uspp, la Fns Cisl e la Fp Cgil che, in un documento destinato, tra gli altri, al Capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, al Provveditore Lazio-Abruzzo-Molise e ai direttori degli istituti penitenziari abruzzesi denunciano «il grave stato in cui versano gli istituti abruzzesi».
Resta altissima la tensione nelle carceri abruzzesi, oggi affollate da 1.827 detenuti, e continua inesorabilmente a salire il numero di eventi critici tra le sbarre. L’ultimo episodio critico ha interessato la Casa circondariale di Teramo, in cui sono ristretti 418 detenuti. Una donna, poi identificata e denunciata dalla Polizia penitenziaria, ha infatti tentato di introdurre della droga in carcere attraverso delle salsicce contenute in un pacco destinato al nipote detenuto.
«In questi ultimi anni», scrivono le sei sigle sindacali, «abbiamo visto un generale peggioramento delle condizioni di lavoro e di vivibilità all'interno degli istituti, dove si lavora in uno stato di continua sofferenza, dove i diritti soggettivi sono un lontano ricordo.
Carenze di organico, sovraffollamento di reclusi, presenza tra questi di soggetti con problemi psichiatrici, ricorso ordinario allo straordinario e una mala-gestione dei detenuti, creano le condizioni per far sì che i poliziotti penitenziari siano maltrattati, aggrediti e talvolta perfino malmenati, in un clima di disinteresse da parte dell'amministrazione penitenziaria».
Nel sottolineare che «è ora di ridare dignità ai poliziotti penitenziari abruzzesi», i sindacati chiedono all'amministrazione penitenziaria di «intervenire urgentemente con provvedimenti anche straordinari, prima che la situazione degeneri ulteriormente. Questo stato di abbandono deve cessare», dicono, «i poliziotti penitenziari hanno bisogno di svolgere il proprio compito nelle migliori condizioni possibili, previste dai contratti e dalle norme che regolano la vita penitenziaria».
Contestualmente alla proclamazione dello stato di agitazione, le sei sigle preannunciano anche «l'avvio di una serie di iniziative di protesta con le modalità che saranno ritenute necessarie» e chiedono agli uffici competenti «di avviare una revisione delle piante organiche, non più rinviabile, di intraprendere una politica gestionale degli istituti improntata a rendere sicuro il lavoro della polizia penitenziaria, l'invio immediato di rinforzi a supporto degli istituti più in sofferenza (Sulmona, Teramo e Pescara, ndr), la ripresa del progetto di revisione dei circuiti penitenziari regionali, la riduzione o comunque un'equa distribuzione delle presenze di detenuti psichiatrici».
Necessario, inoltre, «provvedere all'incremento delle figure essenziali nelle carceri abruzzesi come psichiatri e educatori. Al momento», concludono, «abbiamo una percentuale altissima di detenuti con problemi mentali ma gli psichiatri si vedono poche volte al mese. Per non parlare degli educatori che sono così pochi da rendere necessario il supporto dei poliziotti». (c.s.)