Carenza di pediatri in 13 Comuni: i sindaci vogliono un altro medico

Il vice sindaco di Scafa Di Venanzio ha incontrato l’assessore Verì per cercare di risolvere il problema «Potrebbe intervenire la Asl per un libero professionista, oppure va chiesto il via libera al ministero»
SCAFA. Si cercano possibili soluzioni alla carenza di pediatri di libera scelta del distretto di Scafa. Ce ne sono solo due, per 2.900 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni, e per questo i genitori dei 13 comuni del distretto, supportati dai sindaci, sono pronti a scendere in piazza: hanno già convocato una manifestazione per sabato 9 aprile, alle 10, in piazza Unione. Ma intanto il comune di Scafa, con il vice sindaco Fabio Di Venanzio, si è attivato per chiedere alla Regione di individuare una soluzione a livello locale, pur sapendo che l’ostacolo da superare è di altro tipo perché i parametri sono fissati a livello nazionale e il dato di cui si tiene conto per il fabbisogno è il numero di bambini di età compresa tra 0 e 6 anni (e non tra 0 e 14). Ad oggi, come attesta una deliberazione del direttore generale della Asl Vincenzo Ciamponi sulla individuazione delle carenze di pediatri di libera scelta per quest’anno, i due medici in servizio in questo distretto non sono insufficienti. «In questa fase stanno soffrendo i comuni montani», fa presente il vice sindaco, «visto che, con l’arrivo del nuovo medico, gli studi di San Valentino e Caramanico non vengono più utilizzati, e sono operativi solo quelli di Scafa e Manoppello. Essendo stata impugnata la legge regionale poteva essere utile a raggiungere il nostro obiettivo, si può pensare ad altre soluzioni» e Di Venanzio ha voluto affrontare la questione con l’assessore Verì. «La Asl di Pescara potrebbe promuovere un bando per prevedere un altro pediatra, non di libera scelta: un libero professionista, magari a tariffe agevolate. Un’altra possibile soluzione è di chiedere alla Asl di garantire il servizio anche in una sede di Caramanico, per coprire i comuni pedemontani», altrimenti genitori e bambini devono raggiungere Manoppello. Oppure, altra ipotesi presa in considerazione ieri, «si potrebbe pensare di chiedere al ministero di autorizzare numeri diversi, ma un appello del genere andrebbe concordato anche con altre regioni», prosegue il vice sindaco. «Confidiamo nell’impegno dell’assessore, che ha mostrato sensibilità a questo tema. E ne riparleremo, dopo gli approfondimenti necessari. Nel frattempo io incontrerò la direttrice del distretto sanitario di base, Luana Trafficante, per affrontare anche con lei questo aspetto».
A proposito di appuntamenti, una delle mamme che sta seguendo la vicenda, Silvia Gioffrè ha già scritto al ministro della Salute Roberto Speranza per chiedere di essere ricevuta e punta a contattare il sottosegretario Pierpaolo Sileri.

