Carinci: quando un viaggio era l’avventura

Nata 70 anni fa sulle macerie della guerra portò migranti dalle Americhe a Marcinelle
PESCARA. Chissà se un giorno si chiamerà "piazza Carinci", la rotonda d’asfalto della vecchia stazione dove 70 anni or sono nasceva l'odierna "Agenzia di viaggi e turismo Carinci".
La prima agenzia turistica e spedizioni pacchi della città, che avrebbe dovuto avere anche un albergo diurno annesso, nata come biglietteria dalle macerie del dopoguerra, ha accolto viaggiatori da tutto il mondo, ha staccato i biglietti per i minatori abruzzesi di Marcinelle, ha resistito ai terremoti e ai cambiamenti urbanistici, si è trasformata mille volte per affrontare le crisi economiche e le mutazioni epocali del turismo di settore, ma, nello stesso tempo, è rimasta immutata. Perfino la volumetria dell'edificio è la stessa di 14 lustri fa: 80 metri quadrati di costruzione in mattoni, e una minima ristrutturazione, che ancora oggi disegnano la storia di Pescara su piazza della Repubblica 15, meta di appuntamenti quotidiani e punto di ritrovo per generazioni di turisti e corregionali.
Nel corso dei decenni, la stazione ferroviaria, che «con le sue ali abbracciava l'agenzia Carinci», raccontano i titolari, i fratelli Guido e Ada Carinci, 52 e 58 anni, figli di Manlio, scomparso nel gennaio 2015 e di Alda Visaggio da Vinchiaturo di Campobasso (donna di tempra che negli Anni Settanta, nell'azienda di famiglia, impresse una forte accelerazione nello sviluppo delle gite scolastiche in Italia e all'estero), è stata sventrata.
Nel tempo, è rimasta solo la sede del centro di astrofisica Icra mentre tutt'intorno sono sorte biglietterie, bar, chioschetti improvvisati, ma l'agenzia turistica Carinci è sempre lì, nello stesso posto dove l'aveva voluta il fondatore, il Cavaliere del lavoro Guido Carinci da Crecchio, nel teatino, morto nel 1983 all'età di 77 anni e sposato con Ada Di Domizio di Cugnoli. Guido e Ada Carinci sono subentrati in azienda tra gli Anni 70 e 80 e si avvalgono della collaborazione di tre dipendenti: Emanuela Cocco, Marilena Biancaterra e Emiliano Passeri.
Quando e come nacque l'attività di famiglia?
Il nonno fu un imprenditore lungimirante, con uno grande fiuto per il business. Dirigeva la sua Agenzia di Affari, oggi sarebbe una immobiliare, in corso Vittorio Emanuele, nei pressi del Dopolavoro Ferroviario. Cessato il conflitto bellico, Pescara tornava a sviluppare la sua economia. Nel 1945 chiese al Comune l'approvazione di un progetto per la costruzione di un "chiosco provvisorio di fronte alla stazione centrale su un terreno di proprietà delle Ferrovie". Il permesso gli fu accordato e per la costituzione dell'impresa versò un deposito cauzionale di 10 mila lire in titoli, polizza numero 4757 del 31 dicembre 1946. Fu così che, sulle macerie di un orinatoio pubblico edificato dall'amministrazione comunale di Castellamare Adriatico nel 1923, nacque, nel 1946, il "Centro Abruzzese Raccolta Viaggiatori", prima agenzia di viaggi in città, con servizio spedizione pacchi e punto di riferimento dei viaggiatori di tutto il mondo. Divenne famosa a tal punto che al porto di attracco di Caracas, in Venezuela, c'era, seppur sbiadita, l'insegna "Carinci viaggi". Nelle vicinanze, il nonno avrebbe voluto edificare un albergo diurno perché a quei tempi i viaggi, anche brevi, duravano giorni. E dall'altra parte, dove oggi ci sono le bancarelle, c'era il rimessaggio dei pacchi perché fino agli Anni Ottanta abbiamo fatto spedizioni in tutta Italia. Agli inizi dell'attività l'agenzia funse anche da raccordo tra coloro che arrivavano in treno da Pescara e dovevano raggiungere l'entroterra. L'opera di nonno Guido fu meritoria, molti attestati di stima gli arrivarono da parte di coloro che per la prima volta raggiungevano l'Abruzzo e che dell'Abruzzo avevano un'idea di una realtà agropastorale, poi smentiti da un’imprenditoria che nonostante le difficoltà postbelliche aveva volontà di ricostruire e andare avanti.
Quali erano le mete dell'emigrazione all'epoca?
Nel dopoguerra le migrazioni si svolgevano soprattutto nelle Americhe, Sud America, Canada, Svizzera, Venezuela, Belgio e non è escluso che l'agenzia abbia staccato biglietti per i minatori abruzzesi arrivati a Marcinelle. Il nonno raccoglieva a gruppi le prenotazioni dei viaggi, anche in questo è stato un precursore, e poi trasportava, in collaborazione con i vettori, i passeggeri che recavano in mano le valigie di cartone, alle navi in partenza al porto di Napoli. E' stato promotore dei viaggi oltreoceano, anche sui voli raggruppava le prenotazioni, poi si recava personalmente a Roma negli uffici dell'Alitalia (possedeva un’insegna originale della compagnia aerea, persa in qualche trasloco) e acquistava il numero dei biglietti aerei che gli occorrevano. I viaggi in pullman riguardavano Roma, Napoli, Puglia e Marche e tanti sono stati i viaggi organizzati durante la promozione del Pescara calcio in serie A durante l'era Galeone.
Come si presentava piazza della Repubblica nei decenni scorsi?
Un tempo la piazza era bella con le aiuole verdi e il distributore dell'Agip, la vita era semplice, ci racconta sempre mamma. Gli affari si concludevano con una stretta di mano tra il bar Lucchi e il bar di Sciampacamela vicino all'albergo Corso. Sulla piazza circolavano personaggi incredibili come Mario Giustinella, che indossava sempre cappotti lunghissimi che riempiva di giornali e spesso qualcuno gli appiccava il fuoco in tasca. Poi c'era Lu Tubbone, così chiamato perché aveva un gran vocione. Ma indimenticabile è stata Gilda, la prostituta dell'epoca che dormiva per ore appoggiata alle pareti dell'agenzia e fungeva da centro di informazioni perché conosceva a memoria gli orari delle partenze e arrivi dell'agenzia. Un'altra particolarità ci distingue: l'accoglienza di randagi. Anni fa, accudimmo Romeo e Quattrocalzini.
Come è cambiato il lavoro dell'agenzia negli anni?
Si affermò come biglietteria per le linee interne e questo marchio ci rimane appiccicato ancora oggi . Ci hanno procurato amarezze le evoluzioni e i tanti sgambetti delle istituzioni (come la perdita della biglietteria regionale) che ci hanno costretto a rivedere i nostri piani di mercato spesso soffocati da iniziative politiche clientelari, dall'avvento delle prenotazioni on line che risucchiano fette di mercato e anche dalle pubblicità improvvisate e abusive, affisse persino sugli alberi. Malgrado i colpi bassi ricevuti da più parti e la poca considerazione delle istituzioni regionali nei nostri confronti (i soli riconoscimenti che ci sono stati tributati sono le targhe di attività storica), siamo ancora qui, alla terza generazione Carinci che non vuole perdere questo stile di vita perché l'agenzia Carinci è la nostra missione. Resistiamo per non disperdere il patrimonio costruito dal nonno Guido e dai figli Eugenio, Augusto e Manlio, nostro padre che ha ereditato l'attività a 16 anni, poi rilevata da noi tra gli anni 70 e 80, epoca in cui avremmo voluto potenziare il settore delle informazioni turistiche, da sempre carente a Pescara. Ma quando alla Regione abbiamo chiesto finanziamenti per sviluppare i servizi, ci hanno risposto: ma chi ve lo fa fare? Attualmente, stiamo puntando sui viaggi in pullman in tutta Europa, soprattutto Polonia, Ucraina, Albania e Romania.
Che tipo era nel privato il Cavaliere Guido Carinci?
Aveva tre grandi passioni: il lavoro, il giardinaggio ed era molto sensibile al fascino femminile. Risalendo l'albero genealogico, si racconta in famiglia che nel Medioevo esistevano i Carinci e gli "Scarinci", ossia i figli illegittimi dei Carinci.
Se non aveste ereditato l'attività di famiglia chi sareste diventati?
Io avrei continuato a fare il rappresentante di abbigliamento e mia sorella sarebbe diventata insegnante di educazione fisica.
Il vostro sogno?
Veder posizionare la targa "piazza Carinci" per onorare la memoria di nonno Guido.

