Caro-benzina, Confindustria: «Ora più controlli in Abruzzo»

Il presidente regionale, Pagliuca: «Con gli extraprofitti delle accise aumentare il cuneo fiscale»
Aumento del cuneo fiscale e controlli serrati contro le speculazioni. Una sorta di autovelox contro le storture. Tenendo però presente che i rincari del carburante che stanno mettendo in ginocchio aziende e consumatori sono figli di decisioni dall’alto, a livello internazionale.
Non ha dubbi il presidente di Confindustria Abruzzo, Silvano Pagliuca, nell’interpretare la crisi dovuta al vertiginoso aumento dei prezzi del carburante.
«Partiamo dall’inizio. Vedo un atteggiamento da tifo calcistico, nel senso che a giugno l’Opec (l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ndr), allargata alla Russia, ha raggiunto un accordo per estendere i tagli alla produzione al 2024, fissando a 40,46 milioni di barili al giorno il nuovo tetto massimo di produzione di petrolio per il 2024. Questo porta a una minore offerta e alla lievitazione dei prezzi cui stiamo assistendo».
«Peraltro», precisa Pagliuca, «non è la prima volta che accade: ricordo che nell'autunno del 1973, in concomitanza con la festività ebraica dello Yom Kippur, iniziò la guerra tra Paesi arabi, con Egitto e Siria in testa, e Israele».
Il risultato fu una grande crisi energetica, tanto che dai primi di dicembre 1973 e fino al 2 giugno del 1974 l'Italia, e non solo, piombò nel buio e cominciò la cosiddetta austerity.
In che misura il caro carburante incide sull’economia abruzzese?
«Anche oggi l’Opec influenza l’economia a livello mondiale e noi, anche in Abruzzo, ne subiamo gli effetti. Quando si innesca questo meccanismo qualcuno ne approfitta e aumenta il prezzo del prezzo. Senza voler criminalizzare alcune categorie anche la Finanza è intervenuta per porre un argine».
Quanto pesa tutto ciò sulle industrie?
«Quello che mi sento di dire è che le aziende manifatturiere non subiscono gli effetti della benzina perché attingono a fonti energetiche alternative, oltre al gas e all’elettricità. Poi è vero che il settore trasporti subisce i danni maggiori. Vale la pena che il governo faccia un ragionamento sulla filiera e intervenga sulla logistica che va a influire anche sul prodotto finale diretto al consumatore».
Secondo lei come si affronta il problema delle accise, che sono determinate dalla necessità per lo Stato di ottenere denaro da utilizzare per le emergenze, fin dai tempi della Guerra d’Etiopia del 1935-1936, passando per la missione italiana in Libano del 1982 senza dimenticare quelle per la riduzione delle tasse ai terremotati anche abruzzesi?
«Al governo l’arduo compito di decidere come distribuire i profitti delle accise. La coperta è corta, ma si potrebbe pensare a un aumento del cuneo fiscale, come del resto è stato detto anche dal ministro Adolfo Urso. Questo extraprofitto delle accise esiste e mi rendo conto che restituirlo tout court non è fattibile. Ritengo però che restituirlo come incremento del cuneo fiscale possa essere un contributo utile».
Tra Iva al 22% e accise, la componente fiscale dei carburanti in Italia vale il 56,6% del prezzo della verde e il 51,8% del diesel ed è la più alta di tutta Europa. Non le pare che di fronte alla crisi post-pandemia e con la guerra in Ucraina in atto, sia un peso insostenibile per l’economia italiana?
«Ribadisco che la coperta è corta. Si fanno tanti ragionamenti nel percorso finalizzato a individuare le scelte più idonee e sostenibili per tenere in piedi l’economia, garantendo un giusto equilibrio tra le esigenze delle aziende, dello Stato e dei consumatori, ma il problema rimane».
Secondo lei il problema delle accise, il cui taglio è stato annunciato in campagna elettorale anche dall’attuale premier Giorgia Meloni, può essere risolto?
Quando si governa è diverso rispetto ai desiderata di una campagna elettorale. Le accise sono cosa vecchia e stratificata, perché nel bilancio dello Stato servono a coprire anche i servizi. Dobbiamo decidere che Paese vogliamo. Dobbiamo pretendere l’efficienza e l’efficacia delle tasse in relazione ai servizi. Se questi soldi vengono spesi bene può essere anche giusto, altrimenti no. Serve equilibrio».
Come Confindustria Abruzzo, quindi, quali provvedimenti bisognerebbe prevedere per contrastare quella che ormai appare a tutti gli effetti una vera emergenza?
«L’utilizzo degli introiti che provengono dai vari sistemi fiscali devono contribuire al sostegno dell’economia, vanno evitati gli interventi a pioggia e bisogna innescare un meccanismo virtuoso che incida sull’economia del paese».
Le industrie sono strettamente collegate al caro-trasporti. In Abruzzo, peraltro, le difficoltà di collegamento a causa della conformazione geografica rendono ancora più significativo il consumo di carburante. Un ulteriore aggravio di spese. Come se ne esce?
«Noi abbiamo un dovere, quello di preoccuparci per tempo dei problemi, perché se lo facciamo sempre nell’emergenza i margini di manovra sono esigui, Se oggi il Paese Italia non è tra i primi sulle energie alternative, se negli ultimi 30 anni non ha avuto una politica energetica, è chiaro che con le politiche dell’Opec è più sottoposta a queste fluttuazioni di prezzo. Il problema energetico va visto seriamente, occorrono anni per costruirne uno a livello europeo.
La battaglia non può essere vinta dal singolo Stato, ma va combattuta a livello internazionale».
Le associazioni di consumatori hanno presentato un esposto alle Procure abruzzesi contro il ministero dell’Economia, per appropriazione indebita e speculazione da aggiotaggio. Lei cosa ne pensa? Questi aumenti così rilevanti non mettono a rischio anche la pace sociale?
«Io penso che ci sono state situazioni in cui sull’aumentare del prezzo qualcuno ha speculato, ma per questo c’è la Guardia di finanza e, lo dico con chiarezza, i controlli vanno incrementati. Starei attento, però, a fare di tutta l’erba un fascio perché di fatto non vorrei che per colpa di alcuni si generalizzasse il problema. Ribadisco che il motivo principale di questi rincari è legato all’azione dell’Opec. E dietro questa azione una piccola parte ne approfitta e consegue questo incremento, ma abbiamo le istituzioni che devono controllare e intervenire, come d’altra parte accade un po’ su tutto.
Come quando prendiamo le multe. Ecco, diciamo che ci vorrebbe un autovelox contro le storture».
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