Carrara: «Va rafforzato il rapporto con le nostre comunità locali»

PESCASSEROLI. Divide la riforma dei Parchi, approvato in Senato ed ora all'analisi della commissione Ambiente alla Camera. Associazioni e ambientalisti la contestano poiché non fornisce tutti i...
PESCASSEROLI. Divide la riforma dei Parchi, approvato in Senato ed ora all'analisi della commissione Ambiente alla Camera. Associazioni e ambientalisti la contestano poiché non fornisce tutti i necessari strumenti di gestione delle aree protette. Piace invece agli agricoltori poiché viene riconosciuto il ruolo dell'agricoltura di qualità nell'economia dei Parchi, per garantire la tutela delle produzioni tipiche locali e un presidio di legalità. Per Antonio Carrara, presidente del Parco nazionale d'Abruzzo (inaugurato il 9 settembre 1922 a Pescasseroli), la riforma deve mirare soprattutto «a rafforzare il rapporto con le comunità locali e con chi nei Parchi lavora e produce nel rispetto dell'ambiente».
Presidente Carrara, la riforma dei Parchi viene salutata come una necessaria semplificazione e un salutare decentramento, utile ad accelerare le procedure e conferire ai parchi più sovranità sui beni demaniali e più competenza sulla gestione della fauna. Lei è d'accordo?
«Non parlerei né di decentramento né di semplificazione. I Parchi nazionali, erano nazionali e nazionali rimangono. Quanto alla semplificazione c’è il tentativo di provare a inserire meccanismi che possano evitare che le procedure previste per l’approvazione del Piano del Parco piuttosto che il regolamento o le aree contigue possano avere tempi certi».
Per gli ambientalisti la nuova legge mira ad abbassare la tutela nazionale a livello localistico e dà più spazio ai partiti nel governo dell'ambiente. Qual è la sua opinione?
«Le modifiche della 394 non mirano ad abbassare le tutele né a dare più spazio ai partiti di quello che hanno avuto in questi 25 anni. Su questo c'è una grande ipocrisia. In questi 25 anni le nomine chi le ha fatte? E' curioso che molti di quelli che in questi anni sono stati nominati dai partiti oggi si preoccupano dell'ingerenza dei partiti».
Riesplode il tema del rapporto con le comunità locali e con chi nei parchi lavora e produce nel rispetto dell'ambiente: che ne pensa?
«Il rapporto con le comunità locali va sicuramente rafforzato, nel quadro di politiche di sostegno a chi nei parchi ci vive e lavora, che è un grande tema che riguarda le politiche per la montagna nel suo insieme. Nei Parchi il tema della tutela ovviamente rimane l’obiettivo prioritario con il quale fare i conti quotidianamente».
Secondo Legambiente le modifiche apportate alla legge di riforma sono ancora insufficienti per rilanciare i parchi. Inoltre viene criticato l’albo dei dierettori ritenuto anacronistico.
«In effetti se c'è un limite alla riforma è quello di non essere nata per rilanciare i Parchi e le politiche di tutela a 25 anni dalla 394, ma come manutenzione della legge in quegli aspetti che meritavano una rivisitazione. Quanto all'abolizione dell’albo mi pare una questione risolta. Rimane il tema delle competenze dei direttori. Fino ad oggi non era richiesta nessuna competenza tanto è vero che nell’albo attuale c'è di tutto: avvocati, ingegneri, architetti, medici, agronomi, forestali, letterati, biologi, storici».
Secondo lei gestire la biodiversità o preservare ecosistemi fragili necessita di esperti con valenza internazionale?
«Non mi pare che i Parchi italiani siano mai stati chiusi al contributo di esperienze ed esperti internazionali e in Europa esiste ancora la libera circolazione».

