Cartelle di pagamento annullate per i produttori di vino e olio

Stop agli aumenti introdotti dal Consorzio di bonifica Centro dopo i ricorsi delle aziende agricole di Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Collecorvino e Loreto: «Il disavanzo non si può coprire così»
MONTESILVANO. Cartelle di pagamento da 10,21 euro fino a oltre 10mila per i produttori di vino e olio e per gli agricoltori di Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Collecorvino e Loreto Aprutino. Ma il Tar di Pescara ha dato lo stop agli aumenti delle tariffe – 70% sulla contribuzione extra agricola e 20% su quella agricola – decisi dal Consorzio di bonifica Centro per ripianare i conti in rosso. Il ricorso delle aziende agricole pescaresi è stato accolto: con la sentenza, il Tar ha annullato la delibera 32 del 2021 e anche gli atti collegati con i quali erano stati determinati gli aumenti del contributo di bonifica suppletivo 2021 e ordinario 2022.
A fare ricorso sono state le aziende agricole Valentini, Delfico, Luigi e Gaetano Imperato e Società agricola semplice. La sentenza, firmata dal presidente Paolo Passoni, dice che i debiti non possono essere ripianati dai soci in maniera indiscriminata: «Non è pensabile che il Consorzio debba perseguire l’obiettivo del pareggio di bilancio avvalendosi dei soli contributi dei privati proprietari consorziati agricoli ed extra-agricoli, poiché in tal modo si addiverrebbe a rendere solo virtuale e non reale il parametro di legge della proporzionalità del contributo al beneficio che rischierebbe di restare sinanche azzerato, traducendosi in un decremento del valore degli immobili nonché riducendo la redditività specie del settore agricolo che dovrebbe esserne il principale beneficiario». Un altro passaggio parla degli aumenti che, per il Consorzio, erano stati introdotti anche per il caro bollette: «Non è chiarito per quale parte l’incremento del costo dell’energia elettrica abbia inciso sulle spese del Consorzio relative agli impianti di irrigazione tenuto conto che dal piano di classifica risulta che il sistema di gestione idrica consortile comprende impianti di produzione elettrica di tipo idroelettrico integrati da altri di tipo fotovoltaico e che la produzione di energia elettrica di tali impianti va a compensare, per quanto possibile, il fabbisogno di energia necessario al funzionamento dei comprensori irrigui».
La sentenza boccia così le tariffe al rialzo: «Dalla motivazione degli atti impugnati non si ricavano i motivi per cui a fronte di un rischio di disavanzo derivante da fattori contingenti e da episodi di cattiva gestione anche nel recupero di crediti nei confronti di enti pubblici, l’incremento dei costi dovrebbe gravare esclusivamente sui proprietari consortili e non anche sui fruitori degli altri benefici per la parte di rispettiva spettanza, dal momento che l’energia elettrica non alimenta solo gli impianti di sollevamento, ma anche le infrastrutture con gli impianti di illuminazione, che nei bilanci di previsione 2020 e 2021 risultano invariate le somme relative alla fornitura di energia elettrica incrementate solo nel 2022 mentre la delibera risale al 2021, e che lo Statuto dell’ente esonerava i consorziati dal concorrere alle spese ambientali». (p.l.)

