Casco, pistola e telefonini: ecco i tre esami decisivi per far decollare l’inchiesta

Dopo gli arresti di Nobile e Ursino, la Procura vuole blindare il quadro accusatorio A breve incidente probatorio e perizia balistica. E si stringe il cerchio sui complici
PESCARA. Gli arresti del pescarese Mimmo Nobile e del calabrese vicino alla ’ndrangheta, Natale Ursino, per l’omicidio dell’architetto Walter Albi e il tentato omicidio dell’ex calciatore Luca Cavallito, sono soltanto un passaggio importante dell’inchiesta che stanno conducendo il procuratore Giuseppe Bellelli, l'aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni. Per arrivare a chiudere il cerchio su questo delitto compiuto fra la gente, all’interno del bar del Parco il primo agosto dello scorso anno, dove un killer ha sparato diversi colpi di pistola contro i due amici seduti al tavolino, occorrerà ancora del tempo.
NUOVI ACCERTAMENTI La procura sta infatti facendo ulteriori accertamenti e verifiche, anche tecniche, per blindare le accuse contro i due arrestati, Mimmo Nobile e Natale Ursino, ritenuti rispettivamente il killer e il mandante della sparatoria. Due soggetti che avevano intrattenuto, in tempi e modi diversi, rapporti economici con le vittime non andati, però, a buon fine. Affari annunciati e non concretizzati da Albi e Cavallito: soldi prestati dal calabrese e non restituiti dall’architetto, ma soprattutto quello che forse ha fatto scattare la condanna a morte dei due e che era l’unico vero obiettivo di Ursino, e cioè far portare con la barca di Albi un latitante in Sudamerica o Australia, affare fallito per l’inaffidabilità di Albi, stando alle carte della procura.
IL RUOLO DI NOBILE A incastrare Nobile, al momento, c’è il racconto del sopravvissuto Cavallito e il riconoscimento vocale fatto da quest’ultimo, che avrebbe individuato Nobile dalla frase che pronunciò prima di sparargli l’ultimo colpo in faccia: «Questo è per te e per gli infami come te». Ma contro Nobile c’è anche un altro elemento, non di poco conto, che lo mette in stretta relazione e rapporto di amicizia con il presunto mandante. Documenti molto personali, rintracciati dalla polizia in un cassonetto dell’immondizia davanti casa di Nobile nel corso di una perquisizione: impegnative mediche del maggio 2021 relative ad esami clinici a nome di Leonardo Ursino, padre di Natale.
LA RAPINA A CEPAGATTI Ma per chiudere il cerchio bisognerà quantomeno attendere gli sviluppi dell’inchiesta che prevede alcuni passaggi importanti, che mettono sempre più in relazione l’omicidio alla rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti avvenuta qualche settimana prima, e per la quale risulta indagato lo stesso Nobile, insieme ad altre tre persone fra cui Renato Mancini che sulla rapina ha vuotato il sacco con gli inquirenti.
TRACCE SUL CASCO Fra qualche giorno, infatti, dovrebbe essere effettuato un incidente probatorio per accertare la presenza o meno di tracce genetiche (Dna) sul casco che uno dei rapinatori perse durante la rapina ai danni della guardia giurata alla quale, oltre ai 30 mila euro, venne portata via anche la pistola che dovrebbe essere la stessa usata per l’omicidio (ma sulla quale non sono state trovate tracce di Dna appartenenti a Nobile o ad altri soggetti conosciuti). Pistola che, stando alla confessione di Mancini, Nobile volle tenere per sé perché, a suo dire, gli serviva.
ACCERTAMENTI BALISTICI C'è poi anche un altro importante esame che sta per essere riconsegnato ai magistrati, e che riguarda uno speciale accertamento balistico effettuato sul pezzo di quella pistola senza la canna (venne ritrovato soltanto il castello), rintracciata un mese dopo il fatto in una zona impervia di strada vicinale del Pantano, insieme al cellulare portato via a Cavallito dopo la sparatoria, a un casco, un caricatore e a un paio di scarpe (tutti reperti sicuramente usati dal killer, ma sui quali sono state trovate tracce di soggetti sconosciuti).
L’ESAME SUI TELEFONI Altro passaggio chiave dell'inchiesta, il terzo, è l'esame che gli esperti stanno conducendo sul telefono di Nobile e sui diversi cellulari sequestrati al calabrese al momento dell'arresto: personaggio, Ursino, detto "Lo Zio", ritenuto molto pericoloso e senza scrupoli, temuto da tutti, anche dallo stesso Cavallito e dal suo ex amico Nobile. Gli inquirenti sono alla ricerca di qualche telefonata o messaggio che possano mettere in relazione Nobile al mandante calabrese (anche se spesso quest’ultimo era abituato a utilizzare cellulari criptati da 2.500 euro l'uno).
CACCIA AI FIANCHEGGIATORI E, quarto e non ultimo punto sul quale stanno ancora lavorando i magistrati, riguarda il ruolo dei fiancheggiatori del killer: quelli che avrebbero fornito supporto non solo logistico, ma anche pratico, magari tenendo d’occhio Albi e Cavallito che, seduti al bar in attesa di due persone, una delle quali era sicuramente Ursino (stando alle dichiarazioni di Cavallito), non sapevano di avere invece un appuntamento con la morte. Gli inquirenti hanno già dei nomi sui quali stanno lavorando da tempo: uno in particolare sarebbe un pregiudicato pescarese che avrebbe introdotto Ursino nella piazza locale.
«NON C’ENTRO» Intanto, in carcere a Lanciano, Nobile che si è sempre professato estraneo all'omicidio, ha parlato con i suoi due legali, l'avvocato Luigi Peluso, al quale ora si è aggiunto un altro penalista pescarese, l’avvocato Massimo Galasso.

