Case per i poveri e un asilo nido nelle villette confiscate ai rom

Il Comune ottiene tre milioni di fondi Pnrr per cambiare la destinazione degli immobili requisiti Masci: siamo bravi a intercettare i finanziamenti. L’assessore Sulpizio: così siamo vicini agli ultimi
PESCARA. «Siamo velocissimi nel progettare le opere e siamo altrettanto velocissimi nel realizzarle». Il sindaco Carlo Masci ci mette la mano sul fuoco: «È questa la nostra forza: il Pnrr stabilisce i tempi e noi siamo bravi a rispettarli al contrario di tanti altri», così dice il sindaco che presenta progetti per il sociale da tre milioni di euro. Ville e appartamenti confiscati ai rom diventeranno, entro il 2026, case per i senzatetto, dormitori, alloggi per donne vittime di violenza e un micronido per bambini fino a tre anni. «I lavori agli immobili confiscati alla criminalità», annuncia Masci, «oltre a una finalità sociale, cambieranno faccia ai quartieri». Un calcio al degrado, soprattutto a Rancitelli, crocevia dello spaccio di droga. Masci è orgoglioso: «A Pescara, in quest’anno, abbiamo fatto progetti per cento milioni di euro. Significa decuplicare gli investimenti del passato». E il sindaco loda la struttura del Comune, a partire dall’assessore alle Politiche sociali Adelchi Sulpizio e poi dirigenti e funzionari: «Sono tutti in gamba. Pescara si dimostra un’eccellenza per il sociale», assicura.
«Lo Stato c’è e noi daremo risposte al sociale intercettando i bisogni dei cittadini in situazioni di estrema fragilità socio economica e lo faremo utilizzando fondi nazionali», gli fa eco Sulpizio. Uno dei progetti riguarda una villa in via Tavo con lo sfarzo di marmi, colonne e capitelli: «Diventerà una struttura d’accoglienza per le persone in condizioni di elevata fragilità per le quali si attiva un percorso di autonomia attraverso un progetto personalizzato», spiega l’assessore. Il progetto, chiamato Housing first, ammonta a 710mila euro.
Sono altri tre i progetti di questa categoria: «Altri immobili in via Aterno, via Sacco e via Tevere ospiteranno tre persone per la durata massima di 24 mesi. Saranno un’abitazione stabile e sicura per le persone senza dimora. Gli edifici», spiega Sulpizio, «verranno ristrutturati e adeguatamente allestiti». L’importo è di un milione e 720mila euro.
Si chiamano casa di seconda accoglienza Demetra i due appartamenti, nella zona dei Colli, che ospiteranno, per 18 mesi al massimo, «donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, sole e/o con i propri figli». «L’obiettivo è duplice», spiega l’assessore, «ridurre il rischio di rientro alla fonte della violenza per mancanza di possibilità di sostenere una vita autonoma; aumentare progressivamente la capacità autonomia della donna». La ristrutturazione degli alloggi costerà 625mila euro.
In arrivo, al posto di un edificio in via Stradonetto che sarà abbattuto e ricostruito per 615mila euro, un micronido «per l’accoglienza di bambini di età compresa tra 18 e 36 mesi, figli di genitori lavoratori», così precisa la scheda del progetto del Comune. «Il micronido», dice l’assessore, «si pone l’obiettivo di supportare la partecipazione attiva della coppia genitoriale al mondo del lavoro proponendo periodi di apertura annuali e fasce di frequenza giornaliera più ampie rispetto all'attuale offerta dei nidi d’infanzia comunali». Anche Sulpizio promuove lo staff comunale: «I nostri uffici si confermano sempre più efficienti nel presentare progetti che ottengono finanziamenti esterni di entità importante. La preparazione e l’attenzione dello staff delle Politiche sociali consentono di risparmiare risorse comunali».
«L’approvazione di tutti i progetti presentati dal Comune», sottolinea il dirigente Marco Molisani, «è motivo di orgoglio. Questi fondi si sommano agli altri 18 milioni già stanziati nel piano sociale da poco approvato. Sia per l’Housing first che per le case di sgancio destinate alle donne vittime di violenza sono utilizzate unità abitative confiscate alle mafie, con notevole risparmio per l’amministrazione che avrebbe dovuto pagare affitti e spese molto più alti».

