«Case popolari alle forze dell’ordine»

Modifica di Verrecchia (FdI) alla legge regionale: così si controllano le zone difficili
PESCARA. Da un emendamento è scaturita la modificata della legge regionale 96 del 1996 per l'assegnazione di una quota di alloggi di edilizia residenziale pubblica, nei Comuni capoluogo di provincia, per i nuclei familiari di persone appartenenti alle forze dell’ordine che prestano servizio nel territorio regionale, applicando un canone concordato. L’iniziativa porta la firma del consigliere regionale Massimo Verrecchia (Fdi).
Le assegnazioni avverranno sulla base di uno specifico bando e della conseguente graduatoria approvati dalla prefettura territorialmente competente, che costituirà causa di decadenza il venir meno del loro servizio sul territorio regionale, mentre gli assegnatari non perderanno il diritto all'abitazione per pensionamento, infermità o decesso.
L’iniziativa in ambito nazionale è conosciuta come “mix sociale” o anche “mix abitativo” ed è la strategia che dovrebbe evitare la ghettizzazione dei quartieri che hanno un alto tasso di edilizia popolare: se in un quartiere o in un caseggiato vivono nuclei familiari di diversa estrazione sociale, culturale e lavorativa, si creerà una comunità più equilibrata.
«Ho presentato questo emendamento», spiega Verrecchia, «per far destinare una parte di alloggi di case popolari dei capoluoghi di provincia alle famiglie con le forze dell’ordine con canone concordato. È un elemento importante, che funziona anche come deterrente in alcuni contesti e che, in altre realtà d’Italia è già stato già fatto verso una categoria, quella delle forze dell’ordine, a cui dobbiamo rivolgere il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e per dare loro delle opportunità.
Per il vicepresidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari (M5S), «è solo spot e slogan: per garantire la sicurezza non dobbiamo togliere le case ai bisognosi e darle alle forze dell’ordine. Qui ci vuole l’operazione strade sicure: va chiamato il ministro affinché mandi i militari. Solo così si garantisce la sicurezza nei quartieri popolari a rischio. Solo a Pescara ci sono 700 famiglie che attendo un alloggio».

