Case sul lungomare sud Anche i giudici dicono no

Il Tar respinge il ricorso della società Pescaraporto contro il Comune che ha negato il cambio da uffici a residenze. Alessandrini: validata la nostra posizione
PESCARA. Pescaraporto non potrà costruire case sulla riviera sud, ma solo uffici e negozi. Il Tar ha respinto il ricorso presentato dalla società, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella e Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia, storico legale di fiducia del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, contro la delibera del consiglio comunale che, il 23 febbraio scorso, ha detto no alla richiesta di variazione di destinazione d’uso, da uffici a residenze, di due dei tre edifici da realizzare nell’area ex Edison, a fianco dell’ex Cofa, sul lungomare sud di Pescara.
I giudici del tribunale amministrativo hanno giudicato il ricorso di Pescaraporto in parte inammissibile e in parte infondato e hanno condannato la società al pagamento di 4mila euro in favore dell’amministrazione comunale. Ecco alcuni passaggi della sentenza. «La decisione consiliare gravata», si legge, «appare legittima e sufficientemente motivata, atteso che la modifica di destinazione d’uso che si vuole imprimere all’intervento in esame, per dimensioni e rilievo, è in grado di incidere profondamente sugli interessi che hanno trovato considerazione negli atti di pianificazione, citati nella delibera in questione, e che, come noto, riguardano non solo lo sviluppo edilizio, ma anche quello socio economico del territorio, e in merito ai quali l’organo politico locale gode di ampia discrezionalità». I giudici dicono, in sostanza, che la decisione finale su cosa costruire nel territorio comunale spetta comunque al consiglio che, può negare, quindi un cambio di destinazione d’uso, rispetto al progetto per cui sono stati rilasciati i permessi per costruire.
«Il progetto, di notevolissime dimensioni», aggiungono i giudici nella sentenza, «pertanto, si pone in netto contrasto con le linee di riqualificazione di quelle aree già tracciate dall’ente pianificatore e lo scopo della disciplina di favore in questione, come ampiamente illustrato, non è quella di far prevalere in ogni caso il progetto di recupero edilizio proposto dal privato su quello urbanistico delineato dall’amministrazione».
Tra l’altro, come ricorda il Tar, Pescaraporto aveva già chiesto un cambio di destinazione d’uso per trasformare uno degli edifici da turistico-alberghiero a studi professionali e il Comune aveva autorizzato questa modifica. Poi, la società ha presentato una nuova richiesta per il cambio di destinazione d’uso, da uffici a residenze, di due dei tre edifici di 21 metri. Ma in questo caso, prima dal dirigente e poi dal consiglio comunale, sono arrivati dei no. La società era già ricorsa al Tar per far annullare il provvedimento di diniego del dirigente, ma anche in quel caso i giudici avevano dichiarato inammissibile il ricorso e infondata la richiesta di risarcimento danni.
Bisogna poi ricordare che su Pescaraporto grava anche un’indagine, ancora in corso, della procura di Pescara, per abuso d’ufficio e falso, che vede indagati il presidente Luciano D’Alfonso, l’avvocato Giuliano Milia, il dirigente del Comune Guido Dezio, l’ex consigliere regionale del Pd, ed ex segretario particolare del presidente, Claudio Ruffini e il dirigente del servizio Genio civile della Regione Vittorio Di Biase.
Grande soddisfazione per la sentenza del Tar è stata espressa dal sindaco Marco Alessandrini e dall’assessore all’urbanistica Stefano Civitarese. «Il pronunciamento del Tribunale amministrativo», hanno commentato in una nota, «non fa che validare una posizione da sempre assunta da questa amministrazione, confermando la bontà dell’operato dell’Avvocatura dell’ente nei procedimenti in corso sulla vicenda.
«Il lavoro condotto a tutti i livelli sulla questione di Pescaraporto», hanno aggiunto, «è un lavoro che mette insieme il rispetto delle regole, la trasparenza, la competenza dell’ufficio legale confortato da un efficace operato di staff affinché potesse essere fatta chiarezza nel rispetto degli interessi di tutti».(a.ben.)
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