Casi Covid, dimezzati i contagi: «Ma adesso c’è l’insidia freddo»

Paolo Fazii: «Non sono da escludere recrudescenze con l’arrivo dei profughi ucraini non vaccinati» Il monito è sempre lo stesso: «Non abbassate la guardia, chi non si è ancora immunizzato lo faccia»
PESCARA. «Con le temperature rigide di questo periodo potrebbe profilarsi un rialzo dei contagi nei prossimi giorni». Non esclude questo scenario il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio di Virologia dell’ospedale pescarese e membro del Comitato tecnico scientifico regionale, che sull’emergenza Covid, proprio ora che i contagi si sono dimezzati in città, mette in guardia: «La pandemia non è finita, non è ancora tempo di togliersi le mascherine, né di rilassarsi».
Le temperature fredde hanno fatto riemergere anche le malattie stagionali, come l’influenza. In tanti si sono riammalati in questi giorni, dopo l’ondata di dicembre e gennaio. «Il Covid è in calo», afferma l’esperto, «ma la coda del cattivo tempo, che fa replicare il virus al contrario del caldo, sta facendo rialzare la testa agli stati influenzali. E non è escluso che anche i contagi aumentino di nuovo la prossima settimana. La sensazione è che stiamo mollando, ed è una brutta sensazione». È la variante Omicron a tenere banco: «All’ospedale di Pescara abbiamo effettuato una genotizipizzazione, ovvvero uno studio sul genoma del virus, e riscontrato che su 92 casi infetti di pazienti ricoverati nei reparti di Rianimazione e Covid, solo 4 erano Delta, altri 4 indeterminati, i restanti 84 casi, Omicron». Il ritmo delle vaccinazioni prosegue inarrestabile anche se con flussi minori: «Chi si doveva vaccinare lo ha fatto, chi aspettava il Novavax si è vaccinato, resta lo zoccolo duro dei no vax che persiste e crea tensioni anche all’interno dello stesso nucleo familiare. E poi c’è la fascia di chi ha deciso che il vaccino non lo farà proprio». Purtroppo, in questa categoria «rientrano anche i profughi ucraini che non si sono vaccinati nel loro Paese e non lo fanno neppure qui. Il vaccino non è obbligatorio, non possiamo costringerli. Ma loro sono ospiti nelle famiglie, e non sono da escludere pericolose recrudescenze di contagi all’interno dei nuclei di appartenenza». In generale, «la percentuale delle persone che si riammalano non sono gravi». Tra i più colpiti «ci sono i giovani, perché sono loro che vanno a scuola o fanno maggiore vita sociale». Le previsioni per i prossimi mesi, fino all’estate, non sono preoccupanti: «Con la primavera e con il caldo avremo una tregua», rassicura Fazii, «però dall’autunno il virus riuscirà a trovare degli ospiti nei quali replicarsi, e i mesi invernali torneranno a essere i più difficili, al netto di eventuali altri mutazioni. Forse vedremo la fine di questo incubo il prossimo anno» e sapremo che ne stiamo uscendo, che il virus sta allentando la morsa solo quando «non avremo più polmoniti interstiziali né ricoveri. Fino a quel momento la mascherina, il distanziamento e l’igiene sono le regole di sicurezza da continuare a rispettare. Per questa tornata, prudenzialmente avrei esteso la fine dell’emergenza da fine marzo a fine aprile, perché lo scorso anno il contagio si è esteso fino a primavera inoltrata». Il monito del virologo, quindi, è quello di sempre: «Non è ancora il momento di abbassare la guardia».

