Casi in lieve aumento, ma la città regge

Da zero a sei positivi nell’ultima settimana. Parruti: «A Pescara situazione sotto controllo, grazie ai buoni comportamenti»
PESCARA. Da zero a sei casi di contagio negli ultimi sette giorni nella città di Pescara. Da 6 casi a 20 tra il 21 ottobre e ieri, nel Pescarese.
Numeri in lieve rialzo ma contenuti sia in città, un po’ di più in provincia, che non devono destare preoccupazioni per gli esperti, ma che non devono neppur essere sottovalutati in una visione più ampia anche in vista del picco influenzale che dovrebbe arrivare tra gennaio e febbraio.
«Variazioni piccole, striscianti, che ci dicono che il nemico non è vinto e dobbiamo continuare a tenere la guardia alta» è l’analisi degli ultimi dati sull’andamento dei contagi tracciata dal professor Giustino Parruti, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale e responsabile del Covid hospital di via Paolini a Pescara dove in queste ore sono «ricoverati complessivamente dieci pazienti, due sono in Terapia intensiva, un cinquantenne non vaccinato e un altro paziente con sindromi coronariche».
E dopo il caso dell’ottantenne positivo registrato nel reparto di Geriatria (un piccolo focolaio stroncato sul nascere) dell’ospedale pescarese, Parruti rassicura: «Nessun contagiato negli altri reparti ospedalieri». Caso isolato, dunque, per l’infettivologo, quello di Geriatria.
«La situazione è sotto controllo anche a Pescara e in provincia», puntualizza Parruti, «non lanciamo allarmismi che non ci sono. Questi dati sono la risposta ad un buon comportamento che dobbiamo continuare a tenere, altrimenti ci ritroveremmo con una marea di infetti come gli inglesi. La vaccinazione, i tamponi e il controllo dei Green pass ci stanno dando risultati eccezionali. Considerata l’alta contagiosità della variante Delta», con questi numeri lievi «abbiamo la prova che dobbiamo continuare a tenere alta la guardia ma anche che l’organizzazione che ci siamo dati è quella giusta».
Quindi, «i dati attuali ci confermano che i risultati ottimali sono il frutto del combinato disposto tra tamponi e vaccini con il Green pass» attraverso i quali «siamo riusciti ad avere una città e una regione tornati ad una vita normale». Parruti orgogliosamente sottolinea che «il nostro 84% di copertura vaccinale è tra i più alti d’Europa se consideriamo che l’Inghilterra è al 75%, la Romania al 37% e la Bulgaria al 41%».
Sostiene, l’infettivologo pescarese, che ora «l’obiettivo deve essere arrivare al 90% delle vaccinazioni. E se continuiamo la profilassi come stiamo facendo, con gli stessi ritmi combinati ad un buon comportamento, arriveremo alla meta entro un mese».
Ricorda, l’infettivologo in trincea da due anni, che il vaccino è l’unica arma «che ci protegge dalla malattia grave e dalla morte». Ma se il rialzo dei contagi, seppur lieve c’è, sta ad indicare che «non è sempre abbastanza protettivo con l’alta contagiosità della variante Delta». I numeri dei contagi al momento sotto controllo «preoccupante sarebbe se i numeri schizzassero in un attimo da 6, 20 a 200» precisa il professor Parruti ci dicono che «non possiamo ancora abbassare la guardia».
Soprattutto non è ancora il momento di abbassare definitivamente la mascherina che lo scorso ci ha protetto, in parte, dall’influenza: «I cinesi, che la indossano sempre, lo hanno ben compreso». Influenza che «quest’anno arriverà con i viaggi senza lockdown» anticipa l’infettivologo per il quale il picco «dovrebbe arrivare tra gennaio e febbraio. Ma l’importante è non tralasciare la normale prevenzione».

