Caso Gatti, la Lega non ci sta Chiesta la verifica a Marsilio

D’Eramo impone le regole: «Dettiamo noi tempi e priorità». Slitta la delibera sul bilancio Ma l’assessore di Fdi la riproporrà oggi (rivista e corretta). E Mascitelli resta al suo posto
L’AQUILA. La Lega non fa saltare il banco della maggioranza, non passa dalle parole ai fatti e non mette in atto alcun piano di ritorsione o boicottaggio nei confronti degli alleati di Fratelli d’Italia. Ma non ingoia il rospo. Oggi chiederà una verifica di maggioranza per mettere più di un paletto a Marsilio e ai suoi.
Il banco di prova del governo regionale è la nomina di Paolo Gatti alla sezione Abruzzo della Corte dei conti, come membro non togato, a 200 mila euro l’anno per cinque anni. Il nome di Gatti è stato materialmente indicato al presidente Mattarella dal presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, che al Centro ha però rivelato che a sceglierlo è stato Marsilio. Ma tutto è avvenuto sotto traccia, il 26 novembre, all’insaputa della Lega e non solo, innescando rotture a tutti i livelli. In primis le reazioni di M5S e centrosinistra, che ha pronto un dossier da spedire alla Corte dei conti per chiedere la verifica dei requisiti vantati da Gatti; quindi ci sono lettere già partite per il capo dello Stato, cui spetta la nomina ufficiale, che contengono un comune denominatore: la mancanza del requisito di terzietà che Gatti, come ex esponente politico di spicco, non potrebbe garantire nelle vesti di giudice non togato; e infine ci sono i probabile ricorsi degli altri 23 concorrenti rimasti a bocca asciutta tra cui spicca il nome del dirigente regionale, Ebron D’Aristotile, un super tecnico che gode di un consenso trasversale, come ieri ha spiegato il dem Sandro Mariani. Ma la reazione più attesa era quella della Lega che, dopo un primo intervento soft in stile democristiano, fatto dei giorni scorsi, ieri mattina si è pronunciata senza mezzi termini, per bocca del commissario regionale Luigi D’Eramo che, rispondendo a un domanda del Centro, ha esclamato: «La Lega ha 10 consiglieri e 4 assessori quindi detta tempi e priorità». Una frase che lasciava presagire un pomeriggio da resa dei conti, non sul nome di Gatti ma sul metodo carbonaro scelto da Marsilio e Sospiri. È questo il punto di rottura. La cronaca del resto della giornata però lascia delusi chi si attendeva una Casamicciola. Alle 15, nella riunione del gruppo regionale leghista, è stato infatti deciso di non reagire con un fendente di spada all’Alberto da Giussano ma di chiedere una verifica politica che però suona da ultimatum. Così nella giunta ancora orfana di Marsilio che si è svolta alle 17 non c’è stato alcun bagno di sangue, ma solo schermaglia: la delibera sul bilancio di previsione, disvelata agli assessori leghisti e forzisti solo in zona Cesarini dall’assessore di Fdi, Guido Quintino Liris, non è stata votata, ma rinviata di appena 24 ore a questa sera, dopo il consiglio regionale, per scongiurare l’esercizio provvisorio che diventerebbe una debacle collettiva. Un ruolo chiave, su questo tema, lo ha svolto in giunta l’assessore Mauro Febbo, quasi imponendo correttivi sostanziali da apportare all’atto. Sempre in giunta, ma dal fuoco amico, è partito lo stop all’assessore leghista Nicoletta Verì che per ora ritira la delibera che avrebbe dovuto tagliare la testa al direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Alfonso Mascitelli, sostituendolo con un commissario. Ma è meglio sottoporre la delibera a parere legale per evitare che si trasformi in un contenzioso boomerang. Chi porta a casa un risultato, invece, è l’assessore all’Agricoltura Emanuele Imprudente grazie alla sua delibera che istituisce un Fondo di garanzia per le domande di pagamento presentate e in corso di presentazione, e autorizza Agea, l’ente pagatore, a utilizzarlo per anticipi totali di spesa di 20 milioni di euro per 40 imprese agricole che da mesi attendono vedersi finanziati i progetti presentatati. Una notizia buona.

