Caso Klindex: chiesto il processo per marito, moglie, figlio e nuora

Soci di maggioranza e titolari di altre società: tra le accuse, evasione fiscale e appropriazione indebita L’inchiesta era partita dopo la denuncia degli azionisti di minoranza, membri della stessa famiglia
MANOPPELLO. Dopo il sequestro di beni per 3 milioni e mezzo di euro, eseguito dalla guardia di finanza di Pescara circa un mese fa, ora il pm Andrea Papalia firma la richiesta di processo per i quattro coinvolti in una sorta di faida familiare fra i soci di una importante azienda leader nel settore della produzione e vendita di macchinari per la pulizia di superfici, la Klindex di Manoppello. I due soci di maggioranza dell’azienda duramente colpita dalle presunte operazioni illecite, Maria Lo Conte (in qualità di amministratore e legale rappresentante della Klindex, e suo marito Ercole Bibiano (direttore commerciale e ritenuto dalla procura amministratore di fatto), devono rispondere di appropriazione indebita, infedeltà patrimoniale, evasione fiscale, impiego di denaro, beni, utilità di provenienza illecita.
A far partire l’inchiesta fu la denuncia dei soci di minoranza, appartenenti alla stessa famiglia di Bibiano, per troppo tempo tenuti all’oscuro, a loro dire, di quella gestione che neppure il collegio sindacale era riuscito ad arginare. Insieme ai due, rischiano il processo anche il figlio della coppia, Alessandro Bibiano e la moglie di quest’ultimo, Monica D’Orazio: titolari di altre società che avrebbero beneficiato del denaro drenato illecitamente dalla Klindex. Distrazioni di soldi, diversi milioni di euro, negli anni dal 2016 al 2021. Ercole Bibiano e la moglie, «avendo interessi in conflitto con quelli della società amministrata, mediante reiterate, indebiti e comunque simulati atti negoziali, avrebbero sottratto, distratto personale, risorse e beni sociali materiali e immateriali della Klindex in proprio favore e in favore di stretti familiari e soggetti loro direttamente riferibili, e così cagionato un danno alla Klindex e agli altri soci».
Ci sono poi le contestazioni di natura fiscale accertate dalla finanza anche riguardo alla società “Bibiano & Lo Conte srl” che i due soci avevano creato: «al fine di eseguire e di procurarsi l’impunità dei reati di appropriazione indebita e infedeltà patrimoniale», si legge nell’imputazione, «nonché al fine di evadere e consentire a terzi l’evasione delle imposte dal 2015 al 2020, emesso fatture per prestazioni di agenzia eseguite in favore della Klindex, relative in realtà ad operazioni inesistenti per un importo di 1.198.000 euro».
Gli uomini del colonnello della finanza Antonio Caputo, avrebbero accertato anche il successivo reimpiego di gran parte delle risorse «illecitamente drenate dalla Klindex, sia nell’acquisto di quote della stessa Klindex per 352 mila euro (di proprietà della socia querelante ndr), sia nelle attività imprenditoriali del figlio Alessandro e della moglie Monica D’Orazio», in particolare nelle attività della “AM & son trading and consulting” (di cui erano soci Alessandro e Monica) che avrebbe realizzato «riciclaggio/reimpiego delle risorse attraverso false fatturazioni per consulenze commerciali figuranti come eseguite in favore della ditta individuale di Alessandro Bibiano». Una serie di presunte condotte illecite che avrebbero però permesso agli indagati, così come sostenuto dalle indagini della finanza, di condurre una vita da nababbi, con spese di ogni genere finite in contabilità: auto di lusso, abbigliamento firmato, vacanze, vini pregiati e via dicendo. Il 22 settembre l’udienza davanti al gup.

