Cassa integrazione, ecco a chi

Sostegno alle imprese che hanno dimezzato il fatturato nel 2021 e stop ai licenziamenti
Blocco dei licenziamenti, da mantenere solo su settori strategici, e cassa integrazione Covid, per le sole imprese che hanno dimezzato il fatturato nel 2021. Sono le due misure-cardine per il lavoro stabilite dal governo Draghi nel nuovo decreto Sostegno bis. Interventi finalizzati a stabilizzare il mercato occupazionale, in un momento di profonda crisi economica legata alla pandemia. La nuova cassa integrazione è alternativa alla cassa ordinaria e straordinaria, ma ha un raggio d'azione specifico: ne potranno usufruire, infatti, le sole imprese che hanno dimezzato il fatturato 2021 rispetto al periodo precedente alla pandemia, che limitano la riduzione oraria e si impegnano a mantenere intatti i livelli occupazionali. Per tutti gli altri operatori economici è ancora attiva la cassa Covid del primo decreto Sostegni che potrà essere utilizzata fino al 30 giugno dalle imprese che beneficiano della cassa integrazione guadagni, fino al 31 ottobre 2021 per chi utilizza Fis e Cassa in deroga. È, inoltre, attiva anche la cassa integrazione Covid straordinaria per l'annualità in corso. L'articolo 40 del decreto Sostegno bis prevede che i datori di lavoro privati che interrompono o riducono l’attività a causa del Covid-19 e che hanno avuto un calo di fatturato del 50% nel primo semestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019, possono presentare domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria per una durata massima di 26 settimane, previa stipula di accordi collettivi aziendali di riduzione dell’attività dei dipendenti alla data di entrata in vigore del decreto: il periodo preso in considerazione va dal 26 maggio al 31 dicembre 2021. In particolare è previsto che la riduzione media oraria non possa essere superiore all’80 per cento dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Per ciascuno, la percentuale non può superare il 90 per cento nel periodo per il quale l’accordo è stipulato. Il trattamento speciale di integrazione salariale è fissato al 70 per cento della retribuzione globale, che sarebbe spettata ai dipendenti per le ore di lavoro non prestate. Non è dovuto dal datore di lavoro alcun contributo addizionale. I trattamenti sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 557,8 milioni di euro per il 2021. L’Inps monitorerà le domande respingendo quelle che dovessero comportare il superamento della soglia preventivata. Dunque una cassa emergenziale limitata e mirata ai casi di necessità, per incentivare la conservazione di posti di lavoro nei settori più in crisi. (m.p.)

