Cassaforte delle armi al “Ferro di cavallo” Scatta un altro sequestro dei carabinieri

1 Dicembre 2016

PESCARA. Armi e ancora armi, nascoste sempre allo stesso modo, sulla cabina dell’ascensore, ma in un’altra palazzina dell’enorme casermone di via Tavo. È quanto hanno trovato lunedì mattina i...

PESCARA. Armi e ancora armi, nascoste sempre allo stesso modo, sulla cabina dell’ascensore, ma in un’altra palazzina dell’enorme casermone di via Tavo.

È quanto hanno trovato lunedì mattina i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile diretti da Antonio Di Dalmazi ancora al Ferro di cavallo. Dopo il ritrovamento dello scorso 10 novembre di una pistola scacciacani calibro 6; una pistola calibro 8 con caricatore vuoto e senza matricola; una doppietta calibro 12 (marca Acier Anglais-Extra) con matricola parzialmente leggibile e una scatola con 23 cartucce calibro 16 inesplose, stavolta gli investigatori hanno trovato e sequestrato una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa (marca Gabilondos), un fucile calibro 20 (marca Uoelher Blitz) non censito in banca dati e dieci cartucce calibro 20.

Due importanti ritrovamenti a distanza di pochi giorni e di pochi metri (il primo al civico 177 e il secondo al 171) che ampliano il quadro già abbastanza inquietante che era venuto fuori dopo il blitz del 10 novembre. Per questo, dopo aver ispezionato pianerottoli, sottotetti e androni, i carabinieri lunedì sono andati a perquisire anche le abitazioni di due noti personaggi della criminalità locale residenti sempre al Ferro di Cavallo, senza però trovare nulla di compromettente.

Al momento, sottolinea il tenente Di Dalmazi con il maggiore Claudio Scarponi comandante della compagnia, non emergerebbe alòcun collegamento tra le armi sequestrate nei due differenti blitz. Ma il responso finale spetta al Ris a cui da Pescara sono stati inviati anche il fucile e la pistola sequestrati lunedì. Si tratta ionfatti di rilevare eventuali impronte digitali e tracce di materiale organico per l’estrapolazione del Dna e le prove baliustiche finalizzate ad accertare se le armiin questioni abbiamo già sparato o meno. Analisi e comparazioni che potrebbero indicare anche il nome di chi le ha quantomeno maneggiate per ultime e, anche, se siano riconducibili a una stessa persona.

Risultati decisivi per gli investigatori che in verità un’ipotesi di chi possa aver gestito queste armi ce l’hanno già. Una persona che presumibilmente non abita al ferro di cavallo ma che lì ha rapporti, personali, di traffici o di parentela che lo portino a frequentare con assiduità il casemone di via Tavo.

Armi che non sono le calibro 38 che hanno ucciso Italo Ceci, Tommaso Cagnetta o Domenico Rigante, e che ancora non si trovano ma che possono comunque uccidere. Anche se è probabile che siano armi più semplicemente utilizzate per rapine, ma soprattutto per regolamenti di conti tra personaggi della malavita locale, come raccontano le gambizzazioni avvenute negli ultimi anni. (s.d.l.)